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venerdì 27 marzo 2015

Rifiuti, il presidente della commissione d'inchiesta parlamentare: "Un disastro in Sicilia"

Parla di "emergenza non dichiarata", punta il dito sul flop della differenziata e le infiltrazioni della malavita organizzata nel business dei rifiuti e boccia la nomina di Crocetta come commissario per l'emergenza. Il parlamentare ha relazionato stamane in prefettura a Palermo

Descrive una situazione disastrosa di "emergenza non dichiarata", punta il dito sul flop della differenziata in Sicilia e le infiltrazioni della malavita organizzata nel business dei rifiuti e boccia la nomina di Crocetta come commissario per l'emergenza. Il presidente della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti, al termine di audizioni tenuta in prefettura a Palermo, ha bacchettato "il sistema delle discariche soprattutto privabratti
commissione d'inchiesta parlamentare
te, non in linea con quelli che sono gli orientamenti più moderni".

Bratti ha bocciato tutto il ciclo ordinario della raccolta dei rifiuti: "C'è una situazione di emergenza non dichiarata e, dagli elementi che abbiamo raccolto dal 2010 a oggi, anno dell'ultimo report fatto dai nostri predecessori, non ci sono stati cambiamenti". Sotto accusa c'è soprattutto l'incapacità di prevedere soluzioni alternative alle discariche: "Gli impianti di compostaggio avrebbero potuto essere una soluzione ma adesso non funzionano. C'è una gestione del percolato molto complicata e problematica che ancora non trova impianti importanti in Sicilia. Complessivamente la situazione è molto grave". Ma a preoccupare di più il commissario è altro: "Non è partito il sistema delle Srr, le società d'ambito che avrebbero dovuto sostituire gli Ato - ha proseguito - e in alcuni Ato ci sono infiltrazioni mafiose, favorite dalla disorganizzazione".

"Quando il sistema della raccolta dei rifiuti non funziona e in Sicilia sono anni che non va - ha ribadito - le infiltrazioni malavitose ci sono, compresi i noti fenomeni corruttivi all'interno delle strutture pubbliche come la Regione, una situazione che abbiamo definito sconcertante".  "Ad esempio - ha affermato il parlamentare - la situazione del Coinres che fa perno su Bagheria e che è stata pesantemente colpita da infiltrazioni mafiose e nel Trapanese vicende che riguardano altre società come Belice Ambiente. E poi nel Catanese dove ci sono state intimidazioni nei confronti di alcuni sindaci da quando hanno deciso di cambiare il gestore del servizio di spazzatura".

Sotto accusa c'è anche l'immobilismo della politica. "In Sicilia c'è una situazione di stallo o addirittura di peggioramento. La riforma con il passaggio dagli Ato alle Srr  (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti) non è mai partita e adesso, con il passaggio dalle Province alle città metropolitane, si potrebbe cambiare una riforma che non ha ancora visto la luce. Complessivamente c'è una situazione di grande confusione, che non è cambiata nonostante le gestioni politiche siano state differenti".

Il parlamentare parla anche della crisi della discarica palermitana. "Siamo stati anche nell'impianto di Bellolampo. Sicuramente c'è stato un miglioramento della situazione precedente, soprattutto per quanto riguarda la formazione di percolato. Ci sembra che la gestione della sesta vasca sia più soddisfacente di prima, ma rimane il problema relativo al suo riempimento, sempre più veloce visto che lì conferiscono oltre a Palermo altri 52 Comuni".

Sulla possibilità di commissariare l'Isola affidando la gestione del problema direttamente a Rosario Crocetta è scettico: "La gestione di emergenza, con commissariamenti, non ha mai risolto un problema. Questo ci dice la nostra esperienza. La Sicilia, la Campania e la Calabria hanno speso molti soldi con commissariamenti senza risolvere tutto. Un conto è il commissariamento su questioni specifiche, come un singolo impianto, un conto è commissariare l'intera gestione regionale"

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/palermo/cronaca/2015/03/27/news/rifiuti_il_presidente_della_commissione_d_inchiesta_parlamentare_un_disastro_in_sicilia_-110617285

giovedì 26 marzo 2015

Rifiuti, il Governo bacchetta la Sicilia: “cinque anni di non progresso”

Commissione parlamentare: nulla è cambiato rispetto al 2010, anno dell’ultima relazione. A darne conferma sono i risultati dei sopralluoghi fatti dalla Commissione in diverse province siciliane, durante tutto il mese di marzo

Di Alessandra Principe

Passano gli anni, aumentano le denunce ma nulla cambia: l’emergenza rifiuti in Sicilia resta. Si conclude oggi il tour della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dall’onorevole Pd Alessandro Bratti, per vagliare lo stato di emergenza rifiuti in termini di gestione delle discariche pubbliche e private, impiantistica, struttura amministrativa.

Cosa è cambiato rispetto al 2010, anno dell’ultima relazione della commissione? Poco o nulla. “Cinque anni di non progresso”, li definisce Bratti. A darne conferma sono i risultati dei sopralluoghi fatti dalla commissione in diverse province siciliane, durante tutto il mese di marzo.

Prima tappa è stata Catania, dove la Commissione si è occupata anche delle province di Ragusa, Enna, Messina, Caltanissetta, Agrigento e Siracusa, con risultati sconfortanti. A destare preoccupazione è l’assodato coinvolgimento della criminalità organizzata nella gestione degli impianti, a eccezione della provincia di Caltanissetta. Non è un caso, infatti, che gran parte dei rifiuti dell’Isola confluisca nelle discariche catanesi. La commissione ha effettuato sopralluoghi in diverse discariche della Sicilia Orientale: Oikos (Motta San’Anastasia), Sicula Trasporti (Lentini), Ofelia Ambiente (Caltagirone). In tutte, grosso modo, sono state riscontrate perplessità sulla gestione interna degli impianti.

Anche in provincia di Trapani la situazione non è delle migliori. “C’è un emergenza imminente, il sistema impiantistico non si è migliorato e credo che Trapani rientra in questo meccanismo. Dalla documentazione acquisita attraverso Prefettura, Procura e Questura emerge uno scenario complesso”, denuncia Bratti.

Si chiude questa settimana a Palermo l’attività di controllo della Commissione, con un sopralluogo nella discarica di Bellolampo e le audizioni in Prefettura. “Discariche sature, immondizia per le strade, bollette salate o irrimediabilmente non pagate”. Perplessità anche sul trattamento dei rifiuti, in mano ad impianti privati.

“Il sistema- annota Bratti- è fondato sulle discariche private, da cui dipende il 65 per cento dello smaltimento dei rifiuti. Ma i siti si avviano all’esaurimento e una commissione nominata dall’ex assessore Nicolò Marino ha denunciato che le autorizzazioni date erano in parte irregolari”. La commissione ha ascoltato anche la voce dei sindaci che all’unanimità lamentano l’emergenza in cui versa la gran parte dei comuni siciliani.

http://www.resapubblica.it/politica/rifiuti-il-governo-bacchetta-la-sicilia-cinque-anni-di-non-progresso/

mercoledì 18 marzo 2015

Commissione rifiuti, da tre giorni in Sicilia

Il diario del deputato M5s: «Un caos organizzato»

Tra la difficoltà a capire «chi è in buona fede chi no» e segnalazioni che non risparmiano nemmeno il parco urbano di Catania, Stefano Vignaroli, vicepresidente della commissione che ha effettuato la scorsa settimana il primo di tre sopralluoghi in Sicilia, racconta i nodi principali della crisi del settore. «È duro e faticoso decifrare ogni dettaglio e cercare una soluzione
«Tanto ruota intorno ad una buca riempita di pattume senza rispettare le regole. È difficile capire chi è in buona fede chi no». È il commento di Stefano Vignaroli, parlamentare del Movimento 5 stelle e vicepresidente della commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti che la scorsa settimana ha compiuto il primo di tre sopralluoghi previsti nell'isola. «Tre giorni di full immersion in Sicilia sono devastanti e lasciano il segno - scrive sul suo blog il deputato - Giornate intere di visite, incontri, audizioni, domande, risposte».

Molti i quesiti che si sono posti i componenti della commissione, soprattutto relativi alla gestione del rapporto tra amministrazione regionale e impianti privati. «Un caso emblematico in questa prima missione siciliana a Catania è la commissariata discarica di Motta Sant'Anastasia gestita dalla Oikos, a seguito di una interdittiva antimafia e diversi capi di imputazione a carico della famiglia Proto, che ne è proprietaria». Vignaroli ha fatto un sopralluogo della struttura, ricevendo anche una delegazione di cittadini rappresentanti dei movimenti No discarica di Motta e della vicina Misterbianco che hanno riportato «il loro punto di vista disperato ma puntuale». E prosegue: «La provincia catanese è forse l’unica ad avere un minimo di impiantistica per il pretattamento e stabilizzazione dei rifiuti indifferenziati prima del conferimento in discarica, ma è comunque anomalo che riceva circa la metà dei rifiuti siciliani e che la regione sia percorsa da infiniti viaggi dei camion che li trasportano».

«Delle grandi discariche private è difficile trovarne una in regola. Sopratutto è allucinante scoprire come le autorizzazioni vengano date senza il rispetto delle regole e spesso i lavori inizino ancor prima di esse», sottolinea Stefano Vignaroli. Il nodo è il più complesso da sciogliere, tanto che sulla questione pende anche un'inchiesta della procura di Palermo, Terra mia, sfociata in un processo che vede imputati il dirigente regionale Gianfranco Cannova e quattro responsabili di tre impianti a Motta, Mazzarrà Sant'Andrea (in provincia di Messina) e Agrigento.

Le segnalazioni giunte alla commissione non risparmiano neanche il capoluogo etneo. «Nemmeno in un film si possono immaginare dei camion pieni di eternit che riescano indisturbati a scaricare all’interno del parco urbano di Catania. Nella realtà invece è accaduto», racconta l'onorevole riferendosi probabilmente alle denunce dei cittadini relative al parco Monte Po.

Spostando il discorso sul piano politico, il deputato 5 stelle preferisce non dare giudizi sulla gestione della Regione: «Meglio non commentare su come sia amministrata la Sicilia e non entrare nella palese guerra interna, anche tra diversi assessorati», scrive. Ma lancia ugualmente la bordata: «Basta dire che la procura sta indagando sulla vecchia amministrazione e tiene giustamente il riserbo su quella attuale».

Come emerso dalle parole del presidente della commissione, Alessandro Bratti, anche dal racconto del componente grillino emerge l'amarezza per la situazione di emergenza. «Ognuno lamenta qualcosa, compresa la procura che sui reati ambientali si sta specializzando da troppo poco tempo e la legislazione non l'aiuta di certo (ricordo che la legge sui reati ambientali non è ancora stata approvata) - scrive - Un caos probabilmente organizzato, ma di difficile lettura per chi deve controllare…e vi assicuro che è duro e faticoso decifrare ogni dettaglio e cercare una soluzione e una via d'uscita in questa emergenza, ordinaria da almeno 15 anni».

http://catania.meridionews.it/articolo/32287/commissione-rifiuti-la-tre-giorni-in-sicilia-il-diario-del-deputato-m5s-un-caos-organizzato/

martedì 17 marzo 2015

Riesplode lo scontro sulla gestione delle discariche private in Sicilia.

Mazzarrà (passando per Motta e Siculiana): le dichiarazioni dell’ex assessore Marino alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti

In questi giorni la situazione della gestione dei rifiuti siciliana è stata oggetto della visita da parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
In precedenza, nel 2010, la Commissione aveva approfondito la “questione Sicilia” e la situazione di emergenza allora presente, verificando alcune situazioni di grande criticità che riguardavano la gestione dei rifiuti.
Nello specifico – occupandosi la commissione di illeciti collegati al ciclo dei rifiuti, quindi non solo di carattere ambientale amministrativo ma anche su eventuali infiltrazioni della malavita organizzata – venne rilevata una situazione molto problematica per quanto riguardava l'indebitamento degli ATO, che rasentava gli 800 milioni di euro, e per la presenza di impianti dove erano state realizzate importanti indagini sull'infiltrazione di malavita organizzata. Alcune di quelle discariche finite sotto la lente dei commissari sono ancora ancora oggetto di discussione nel messinese e nel catanese.
Nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulla Regione siciliana, è stato ascoltato – il 23 febbraio scorso – anche l'ex assessore Nicolò Marino.

Da magistrato ad assessore

Marino, era magistrato presso la Dda di Caltanissetta, quando venne chiamato da Rosario Crocetta a guidare l'assessorato all'Energia e ai servizi di pubblica utilità della Regione siciliana – autorizzato dal Consiglio superiore della magistratura il 12 dicembre del 2012 – e ha ultimato l’incarico di governo il 14 aprile 2014.
Il contenuto della sua audizione è dirompente, e una parte importante riguarda la situazione di monopolio nella gestione delle quattro grandi discariche private.
Cosa si proponeva di fare Marino non appena insediato?
«Innanzitutto capire nel settore dei rifiuti, di cui mi ero anche occupato come magistrato, alcune problematiche che avevano determinato una situazione di monopolio nella gestione delle quattro discariche private, Catanzaro Costruzioni a Siculiana, Oikos a Catania, Sicula Trasporti a Catania, Mazzarrà Sant'Andrea in quel di Messina.
Si era arrivati a una situazione di questo tipo perché le discariche pubbliche, sempre e comunque mal gestite, erano pressoché esaurite; quindi vi era un vero e proprio monopolio in tutto il territorio siciliano.
Per assumere le decisioni per quanto riguardava i giudizi instaurati per la vicenda dei termovalorizzatori dalle quattro capogruppo delle ATI che avevano firmato le convenzioni, innanzitutto cercai di capire la situazione; la quale era assolutamente chiara: vi era un problema serissimo nei profili autorizzativi in capo all'Assessorato al territorio ambiente, che avevano determinato quello stato di monopolio delle discariche.
Con la legge n. 3 del 2013, in pochi giorni riuscimmo da un lato a prorogare per l'ultima volta gli ATO, perché poi fui io a mettere fine agli ambiti ottimali e a quel tipo di gestione, togliemmo l'AIA all'Assessorato al territorio e ambiente, perché il problema era lì, in quanto avevamo capito che il profilo autorizzativo aveva determinato anche situazioni di illiceità, tanto che i lavori della Commissione costituita vennero fatti propri anche dal G.I.P. di Palermo quando è intervenuto sul sequestro della discarica Oikos di Catania e dall'autorità giudiziaria di Barcellona Pozzo di Gotto che è intervenuta per Mazzarrà.
Quando intervenne però Barcellona io già ero andato via, ma i lavori erano stati fatti sotto la mia gestione. Non avevamo la sfera magica e vi racconto un particolare. All'inizio neanche l'assessore al ramo si rese conto di quello che stavamo facendo, quando se ne resero conto ci fu una levata di scudi: molti dipendenti, compreso quel Canova che poi è stato arrestato per corruzione dall'Autorità giudiziaria di Palermo, decisero di trasferirsi al Dipartimento acque e rifiuti, perché evidentemente pensavano di poter continuare una gestione similare, e chiaramente noi non abbiamo ascoltato.
Devo dire da subito, perché questa è stata una querelle durissima, che l'Assessorato al territorio e ambiente, direttore generale Gullo, assessore Lo Bello resistettero per la trasmissione degli atti che riguardavano l'AIA, tanto che dopo quattordici mesi non avevamo ancora avuto gli atti».
«AIA e VIA – continua l'ex assessore – erano chiaramente inglobate nell'Assessorato al territorio e ambiente, io dirigevo l'Assessorato all'energia, di cui faceva parte il Dipartimento acque e rifiuti oltre che il Dipartimento energia. Chiaramente togliendo l'AIA eravamo i gestori del procedimento e anche della programmazione che doveva riguardare le varie discariche. Questa fu per noi la conferma dei grossi problemi che si erano verificati».
Marino prosegue la sua relazione e, dopo una parentesi dedicata alla “vicenda termovalorizzatori”, ha spiegato quali erano i suoi programmi per quanto riguardava il resto del settore della regione siciliana in materia di rifiuti.

Il monopolio delle discariche private

«Si voleva innanzitutto iniziare a bilanciare il monopolio dei privati nella gestione delle discariche, perché era una situazione surreale: il gestore privato, dimentico di esercitare un servizio di interesse pubblico (intervenni poi con una circolare in materia), chiudeva la discarica al comune che non corrispondeva il prezzo alle condizioni talvolta dovute a richieste unilaterali di modifica contrattuale da parte del gestore.
Avveniva il surreale che Monreale andava ad abbancare a Catania, quindi gli autocompattatori viaggiavano, con buona pace della tutela ambientale, per tutto il territorio siciliano proprio per questa ragione. Qualche sindaco nel messinese (non me ne vorranno se ci sono deputati del messinese) un po’ ci ha marciato a non pagare i prezzi di conferimento, però in gran parte il problema era serio e, come sapete, ha determinato l'indebitamento degli ATO e di tutti i comuni.
Viene dichiarata l'emergenza, il 20 dicembre del 2013 riusciamo a pubblicare tre bandi per tre discariche.
Sapevamo già la situazione di Mazzarrà Sant'Andrea, perché avevamo un monitoraggio e prescindendo dai lavori della Commissione sapevamo cosa sarebbe accaduto, quindi uno a Messina, Enna abbancava a Catania, quindi Enna, dovevamo creare una concorrenza su Siculiana e quindi ripotenziare Gela, non perché fosse la terra di provenienza del presidente della regione, ma perché logisticamente si imponeva di intervenire lì.
E Gela. Attenzione, facendo piattaforme pubbliche, quindi non solo la vecchia discarica, ma un impianto dotato di quello che dal 2003 era un obbligo di legge, dimenticato in gran parte del territorio nazionale e sicuramente in Sicilia, cioè la biostabilizzazione».
Dopo avere approfonditamente parlato della necessità avvertita di fare impianti, termovalorizzatori, riciclo dei rifiuti ecc., Marino riprende la questione delle quattro discariche private.

La commissione

«Nel frattempo dovevo formalizzare lo stato dell'arte per le quattro discariche private, quindi costituisco una commissione composta dal mio vice capo gabinetto, il dottor Buceti, un vicequestore che era alla DIA a Caltanissetta con cui avevo collaborato quando ero magistrato, dall'ingegnere Pace e si avvale della presenza di una straordinaria dirigente dell'ARPA Palermo, la dottoressa Di Franco, che sotto il profilo tecnico ha dato un apporto non indifferente ai lavori della commissione».
Commissione che – come sappiamo – ha focalizzato la sua attenzione sulle procedure amministrative che hanno determinato apertura e ampliamenti delle discariche di Siculiana (Catanzaro), Motta Sant'Anastasia (Oikos), Grotte San Giorgio (Sicula rasporti) e Mazzarrà Sant'Andrea (Tirrenoambiente). Marino tuttavia per gli aspetti più delicati chiede e ottiene di secretare la seduta.
«Quello che era emerso – racconta Marino a microfoni di nuovo aperti – e che ci aveva imposto il trasferimento dell'AIA dall'assessorato territorio e ambiente al mio assessorato era assolutamente corretto, e collegandomi con la vicenda di Astro è chiaro che loro sapevano che, se non fosse intervenuto il Governo nazionale e il Ministro dell'ambiente, avrebbero avuto l'ennesima autorizzazione, perché tutte le procedure autorizzative, come vedrete anche per le relazioni di Oikos e di Mazzarà, sono assolutamente surreali, dal mio punto di vista non solo responsabilità amministrative, ma anche responsabilità penali, ma questo non competeva a me valutarlo né allora, né oggi, è una mia valutazione extra ordinem.
Passiamo a Oikos. Almeno Catanzaro gestiva la discarica in maniera corretta nel rispetto della normativa ambientale, invece Oikos era un disastro, tanto che trasmisi gli atti, perché se ne occupava la procura di Palermo perché le autorizzazioni erano state rilasciate a Palermo, quindi la competenza territoriale era di quella procura, ma per eventuali reati ambientali la competenza è di Catania e infatti sia per Mazzarrà che per Oikos furono trasmessi alla rispettiva autorità giudiziaria anche agli atti della relazione. Credo ci siano dei procedimenti, però non posso aggiungere altro.
Per quanto riguarda Oikos furono revocate tutte le autorizzazioni precedenti, c’è un problema di post mortem, una situazione gravissima anche sotto il profilo della tutela ambientale».
Conclusa la relazione di Marino e lasciato spazio ai quesiti e osservazioni degli altri commissari, interessante si rivela un intervento del presidente Bratti a proposito di Mazzarrà e Tirrenoambiente.
«Abbiamo parlato molto di questo gestore del gruppo Catanzaro, Sicula Trasporti, però nella scorsa legislatura (ma anche oggi rimangono problemi aperti) è emersa la questione di Mazzarrà Sant'Andrea ed i rapporti con la società Tirrenoambiente che dire discussa è poco. Abbiamo Sicula Trasporti, Oikos, Mazzarrà Sant'Andrea, Siculiana. Vorrei conoscere il suo punto di vista su questa di Mazzarrà Sant'Andrea e della Tirrenoambiente.
Non so se ci siano delle indagini in corso, si ipotizzano abnormi ampliamenti delle discariche che, come lei ha segnalato, non sono ampliamenti, ma sono veri e propri nuovi invasi. Sarà cura del nostro lavoro di approfondimento in Sicilia capire se questo fosse un modo per rispondere a una situazione di emergenza o sotto vi fosse anche altro, come mi sembra si ipotizzi anche da alcune sue dichiarazioni. Queste erano le cose che tenevo a sottolineare».
Marino, per la struttura nel messinese, non dà molti dettagli, ma fa comunque dei riferimenti molto interessanti.
«Molte delle risposte alle domande poste – dice Marino – le troverete nelle relazioni che sono assolutamente tecniche e molto importanti. A proposito della proprietà delle discariche, vi leggo alcuni passaggi per le vasche V1 e V2 di Catanzaro: «Il progetto per la realizzazione delle vasche V1 e V2 in ampliamento della vasca esistente VE è stato approvato dalla Prefettura di Agrigento in data 05/12/2001 in difformità al divieto di autorizzare discariche che non fossero a titolarità e gestione pubblica, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, dell'OPCM n. 2983 del 1999». Questa stessa cosa la troverete anche per altre parti.
Nel 2005 o 2006 ci fu una modifica di questa norma che impediva di autorizzare e far gestire discariche ai privati, quindi molte delle autorizzazioni furono rilasciate palesemente in violazione dell'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Mazzette alla Regione

E quando alla domanda  del deputato Stefano Vignaroli «se il funzionario Cannova poteva aver agito da solo, se ci fosse il coinvolgimento anche di gente tipo Sansone...», Marino risponde:
«Cannova è una piccola ruota del carro: è tutta la struttura che andrebbe cambiata. Cannova è una pedina, ma personalmente non credo neanche alla buonafede di Gullo, perché uno che firma un atto senza neanche leggerlo (potrete verificare anche con il dottor Lupo questa riunione surreale che c’è stata), tu quantomeno lo cacci. Io ho chiesto più volte a Crocetta di cacciarlo. Alla fine chi fa i controlli ?
Sapete cosa ha fatto Gullo ? Quando iniziano i procedimenti per Oikos (ancora non avevano fatto gli arresti a Palermo di Oikos) e anche per Catanzaro, nella conferenza di servizi scrive che tutto è a posto, poi ci sono gli arresti e dopo due giorni modifica la linea. Fino al procedimento di secondo livello di Catanzaro ha continuato a sostenere che la biostabilizzazione non andava imposta. Solo Marco Lupo l'ha scritto nella conferenza di servizi, ma io ero già andato via. Questa è la situazione.
Stiamo parlando della massima autorità ambientale della regione siciliana, e ci volevano gli arresti per vedere queste cose ? Poi il GIP di Palermo utilizzerà anche la relazione Oikos che noi abbiamo scritto.
Il fatto contestato a Canova è in un periodo successivo, i fatti della procura di Palermo vanno dal 2010 al 2011 se li vedete come contestazioni, noi arretriamo sul processo autorizzativo al 2009 anche per Oikos, quindi come fai ancora a negare l'evidenza, se non sei incapace di intendere e di volere ? Mi sono anche stupido che i colleghi non abbiano attenzionato questi fatti».
Al termine il presidente Bratti, nel ringraziare l'ex assessore Marino per tutta la serie di indicazioni fornite, ha anticipato che riprenderà in mano alcune questioni appena sfiorate nel corso dell'audizione, «perché – dice Bratti – tutta la vicenda della gestione della discarica di Mazzarrà ha tutta una serie di aspetti che non riguardano solo la gestione dei rifiuti.
C’è anche la questione di Tirrenoambiente, di alcune relazioni che questa società intrattiene e attività in ambito internazionale. Sono cose che comunque approfondiremo con calma».
Quello catanese – concluso il 13 marzo – è stato il primo di tre sopralluoghi che toccheranno anche il resto della Sicilia, con visite anche in provincia di Messina e nei grandi poli industriali dell'isola.

http://mobile.agoravox.it/Mazzarra-passando-per-Motta-e.html

domenica 15 marzo 2015

La commissione parlamentare rifiuti in Sicilia. «Cuffaro, Lombardo, Crocetta: gli stessi problemi»

Un rapporto con le discariche private «di palese illegalità a livello amministrativo». Un deficit finanziario importante. Un sistema di impianti che ha lacune «di tutti i tipi e di tutti i generi». E poi l’interesse immutato dei clan mafiosi. Quello dipinto da deputati e senatori al termine della tre giorni in Sicilia è un quadro a tinte fosche - a cura di Meridionews

«Facevo parte della commissione anche nel 2010. Non mi sembra che ci siano stati cambiamenti in positivo. Quando non funziona l’ordinario, nello straordinario si infila di tutto». Il quadro dipinto da Alessandro Bratti, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, al termine dei tre giorni di sopralluoghi in Sicilia è sconfortante. «Siamo vicini a una situazione di emergenza. Durante le ultime tre gestioni (i governi regionali guidati da Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo e quello in carica di Rosario Crocetta, ndr) le problematiche relative ai rifiuti non sono state affrontate».

Lungo l’elenco delle note dolenti: differenziata ai livelli più bassi in tutta Italia, problemi sulle costituzioni degli Ato, un «deficit finanziario importantissimo», un sistema di impianti che ha lacune «di tutti i tipi e di tutti i generi». «Non sono impianti, sono delle buche», precisa con semplicità e un pizzico di amarezza Stefano Vignaroli, deputato del Movimento 5 stelle. Il nodo cruciale: la gestione dei rapporti con le discariche private, definito «di palese illegalità a livello amministrativo». E il dubbio principale è quello relativo alla volontà di chi dovrebbe controllare. «Non è chiaro se è una disorganizzazione voluta perché avvantaggia alcuni potentati economici rispetto ad altri». Alle falde dell’Etna è l’impianto di contrada Valanghe d’inverno, a Motta Sant’Anastasia, il protagonista delle audizioni e dei documenti raccolti. Qui il gruppo ha anche effettuato un sopralluogo e incontrato gli esponenti dei comitati civici No discarica. Più volte il discorso di Alessandro Bratti torna sulla vicenda giudiziaria che tocca la gestione dell’impianto della Oikos spa, azienda coinvolta assieme ai gestori di Mazzarrà Sant’Andrea (in provincia di Messina) e di Agrigento nell’inchiesta della procura di Palermo Terra mia sfociata in un processo giunto alle prime battute. Un caso che, assieme alla presunta corruzione di un dirigente regionale, Gianfranco Cannova, vede una serie di «accuse molto pesanti tra dirigenti», oltre a «controlli ambientali carenti». Una vicenda che, sebbene parta dai corridoi dell’assessorato regionale all’Ambiente, «non risparmia Catania», precisa il presidente della commissione.

Le attività della discarica di Motta sono gestite dai tre commissari nominati dal prefetto - quello catanese è il primo provvedimento interdittivo antimafia applicato nel settore -, ma l’impianto di biogas continua a riversare gli utili – stimati in tre milioni di euro - nelle casse della famiglia Proto. E all’ombra delle vasche costruite nella valle del fiume Sieli si susseguono le segnalazioni di «contributi a politici e presenze di parenti degli amministratori locali tra i dipendenti». Secondo le informazioni della commissione, «se al 31 marzo non cambierà nulla, la discarica non dovrebbe più accogliere rifiuti». Ma sul suo destino gravano le stesse incertezze che incombono sulla struttura ormai esaurita della contigua contrada Tiritì. «Per il post mortem (le attività di bonifica, ndr) non ci risultano stanziamenti», afferma Bratti.

Sempre nel Catanese, un nuovo fronte potrebbe aprirsi sulla Sicula trasporti, titolare dell’impianto di Grotta San Giorgio che ha appena ricevuto le autorizzazioni all’ampliamento da 500mila metri cubi. Se i titolari hanno spiegato ai parlamentari che tutto l’iter è stato condotto regolarmente, «l’impianto pare che non sia in ordine», affermano guardandosi quasi con imbarazzo i parlamentari. Che esprimono la «difficoltà a comprendere come i privati possano andare avanti in queste condizioni».  Altro aspetto messo in risalto dalla commissione è l’infiltrazione mafiosa: «C’è e continua a esserci un forte interesse dei clan». Tanto che nelle relazioni raccolte dalla commissione, l’unica provincia dalla quale non sarebbero emersi rapporti con Cosa nostra è la sola Caltanissetta. Nel corso della tre giorni in Sicilia sono stati sentiti anche i sindaci indicati dalla prefettura etnea oggetto di intimidazioni e pressioni per l’assegnazione di appalti nel campo della raccolta dei rifiuti. «Spesso nella gestione delle gare chi partecipa è una sola azienda», sottolinea il parlamentare.

«È anomalo che la metà dei rifiuti della Sicilia venga a Catania», interviene Vignaroli (M5s). Che spiega come il nucleo operativo ecologico dei carabinieriha solo sette uomini per indagare anche sulle piccole discariche. «Le procure hanno difficoltà». Alla commissioni sono arrivate segnalazioni «su una serie di rapporti di origine corruttivo. E rapporti molto stretti tra dipendenti, gestori e amministratori». Un esempio potrebbe essere quello di Agrigento, dove «ci siamo soffermati molto sulla discarica di Siculiana». Sono stati passati al vaglio i rapporti tra la famiglia Catanzaro, proprietaria del sito e gli amministratori locali, e le modalità attraverso le quali sono state rilasciate le autorizzazioni. Ma, così come per la struttura nel Messinese, ancora non vengono dati dettagli.

Quello concluso oggi è il primo di tre sopralluoghi che toccheranno anche il resto della Sicilia, con visite anche in provincia di Messina e nei grandi poli industriali dell’isola. «Abbiamo ascoltato l’ex assessore Nicolò Marino e l’attuale assessora, Vania Contrafatto, oltre all’ex dirigente Marco Lupo». Nelle prossime missioni – condotte da Dorina Bianchi (Nuovo centrodestra), Stella Bianchi (Partito democratico), Miriam Cominelli (Pd), Renata Polverini (Forza Italia), Vignaroli (Movimento 5 stelle), Giuseppe Compagnone (Grandi autonomie e libertà), Pamela Orrù (Pd), Bartolomeo Pepe (Misto), Laura Puppato (Pd) – «incontreremo Rosario Crocetta e altre persone legate all’amministrazione regionale», promette il presidente Bratti. Sono stati trattati anche i casi relativi ad Amia ambiente e al processo Ofelia, così come al caso dei sei operai del Comune di Mineo morti mentre lavoravano nel depuratore.

Al termine della sconfortante relazione, la sensazione è che ci si trovi davanti a una situazione gravissima, che non lascia scampo a possibilità di trovare soluzioni a breve termine. Forse un commissariamento? «Non possiamo decidere per la Regione», risponde Bratti. Ma, allo stato attuale, il mondo dei rifiuti viene descritto come una bomba pronta a esplodere: «Può solo peggiorare, non si vedono miglioramenti di sorta».

http://www.liberainformazione.org/2015/03/14/la-commissione-parlamentare-rifiuti-in-sicilia-cuffaro-lombardo-crocetta-gli-stessi-problemi/

sabato 14 marzo 2015

Commissione inchiesta rifiuti in Sicilia: “Sistema al vaglio magistratura per gravi irregolarità”. M5S: “Rendere pubbliche le relazioni”

Bonifiche e gestione rifiuti speciali sotto la lente d’ingrandimento della Commissione parlamentare d’inchiesta che con la tappa odierna di Catania chiude una tre giorni in Sicilia. I lavori si sono aperti con l’audizione del prefetto di Catania, Maria Guia Federico. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Alessandro Bratti, era composta dai deputati Dorina Bianchi (NCD), Stella Bianchi (PD), Miriam Cominelli (PD), Renata Polverini (FI-PDL), Stefano Vignaroli (M5S) e dai senatori Giuseppe Compagnone (GAL), Pamela Orru’ (PD), Bartolomeo Pepe (Misto), Laura Puppato (PD) (foto). Nel corso dell’audizione si e’ discusso, tra l’altro, del commissariamento della ditta ‘Oikos’ di Misterbianco, in provincia di Catania. Primo caso di commissariamento in Italia, ai sensi della normativa antimafia e anticorruzione, in merito ad un contratto riguardante la gestione e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. L’intervento, sollecitato dal presidente dell’Autorita’ nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha riguardato il contratto tra la Oikos spa e il comune di Catania e, piu’ in generale, la conduzione della discarica di Motta Sant’Anastasia. L’intervento prefettizio era nato da un provvedimento interdittivo antimafia nei confronti della ‘Ipi’ societa’ romana socia della Oikos catanese, emesso da un’altra prefettura, a cui si e’ aggiunto il provvedimento anticorruzione, emesso dopo l’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito l’imprenditore Domenico Proto.

SOPRALLUOGHI La Commissione parlamentare ha visitato gli impianti della discarica di Motta Sant’Anastasia attualmente gestiti da tre commissari nominati dal prefetto di Catania. E’ stato poi effettuato un sopralluogo al secondo impianto del catanese, gestito dalla Sicula trasporti. Tra i dossier aperti, anche quello riguardante i problemi legati ai poli petrolchimici – che saranno oggetto di un’apposita missione – e delle miniere dismesse. Nel corso dell’audizione, inoltre, i rappresentanti della Capitaneria di porto e delle altre forze dell’ordine hanno illustrato l’attivita’ di contrasto rivolta ai traffici transfrontalieri di rifiuti, tema che sara’ oggetto di una specifica relazione della commissione. Come in altre parti d’Italia anche la Sicilia orientale, infatti, come e’ emerso nel corso delle audizioni, e’ coinvolta nei commerci illegali dei rottami ferrosi, dei rifiuti elettrici ed elettronici e dei materiali plastici.

PUPPATO “La Sicilia – ha detto la Puppato – non sopravvive se rimane nella perenne emergenza rifiuti, aggravata da un sistema di criminalita’ organizzata che si occupa dello smaltimento del rifiuto tal quale in discarica, con costi enormi economici e ambientali a carico dei comuni e dei cittadini, e con minacce e intimidazioni a carico di chi si ribella. Le discariche sono quasi tutte in esaurimento o sotto sequestro per grave inquinamento ed infiltrazione mafiosa, il sistema dirigenziale regionale e’ sottoposto al vaglio della magistratura per gravi e ripetute irregolarita’ e falsificazioni. Tutto cio’ obbliga ad un’immediata riconversione del sistema, parzialmente in atto, ma a cui manca ancora una programmazione adeguata. Se possibile ancor peggio – ha sottolineato l’esponente PD – sta la depurazione delle acque, carente da ogni punto di vista e con impianti realizzati ma spesso neppure attivati. Conseguenza naturale lo sversamento in mare e nei fiumi, con rilevanti problemi sanitari e ambientali. Mentre sono rimasti nel cassetto i fondi europei e regionali messi a disposizione fino al 2013. Anche in questo campo pare esservi un cambio di logica politica che si affaccia. Il dato piu’ positivo arriva dalla demolizione degli ecomostri, a centinaia, particolarmente nei luoghi dell’archeologia agrigentina e sui litorali”. Insomma “un grande lavoro di pulizia necessario che sta lentamente prendendo piede ma che necessita di una forte accelerazione da parte delle Autorita’ preposte, invitate a lavorare in trasparenza e a lasciare definitivamente alle spalle timori e fallimenti”.

M5S “Il ciclo dei rifiuti in Sicilia non deve funzionare perché c’è chi deve lucrarci e chi deve costruirci consenso elettorale clientelare, come dimostra la bomba a orologeria degli ATO con almeno 800 milioni di euro di debiti insoluti. Il tutto, ovviamente, a spese della salute della cittadini e delle loro tasche”. Lapidario il giudizio sulle dinamiche della gestione dei rifiuti in Sicilia dei deputati M5S nazionali e regionali di Camera ed Ars su cui si sono accesi in questi giorni i fari delle commissione ispettiva bicamerale sulle ecomafie, che ha incontrato la commissione ispettiva sulle autorizzazioni delle discariche private predisposta per volontà dell’ex assessore regionale Niccolò Marino. “Le relazioni della commissione di indagine – afferma Claudia Mannino – dovrebbero essere rese pubbliche perché tutti i cittadini siano a conoscenza dei disastri ambientali che le sistematiche violazioni di legge hanno determinato. Sollecitiamo le Autorità giudiziarie, già informate dei fatti, ad accertare le responsabilità penale sia della vicenda degli inceneritori che di questi ‘anomali’ iter amministrativi, potrebbero esserci preoccupanti punti di contatto. Noi nell’ambito della nostra funzione di controllo politico-parlamentare abbiamo inoltrato formale denuncia alla Commissione Europea per la persistente e strutturale violazione delle normative europee in tema di discariche, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale”.

http://www.ilfogliettone.it/44921-commissione-inchiesta-rifiuti-in-sicilia-il-sistema-dirigenziale-e-sottoposto-al-vaglio-della-magistratura-per-gravi-irregolarita

mercoledì 11 marzo 2015

La Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti da oggi in Sicilia

Oggi la Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti e di cui è componente la senatrice Pamela Orrù, sarà a Catania per avviare i lavori di approfondimento sulla regione Sicilia. Le audizioni, che andranno avanti fino a venerdì, si terranno in Prefettura e riguarderanno i territori delle province di Catania, Ragusa, Enna, Messina, Caltanissetta, Agrigento e Siracusa.

A fine marzo la Commissione sarà anche a Trapani ed a Palermo, sempre per ascoltare i soggetti interessati ed ispezionare i principali siti adibiti alla raccolta dei rifiuti. La senatrice Pamela Orrù farà parte della delegazione che si occuperà delle audizioni nell’isola. A conclusione dell’indagine parlamentare una apposita relazione sarà dedicata alla Sicilia.

Nelle scorse settimane la Commissione ha ascoltato l’ex assessore all’energia e pubblica utilità della Regione Sicilia Nicolò Marino e l’attuale assessore Vania Contrafatto. Nel corso delle audizioni sono stati approfonditi gli aspetti più importanti della situazione di difficoltà che ha portato a diverse dichiarazioni di stato di emergenza, con particolare riferimento alla gestione delle discariche, sia pubbliche che private, all’impiantistica ed alla struttura amministrativa, caratterizzata dalle note criticità economiche degli Ato, oggi sostituiti dalle Srr, le società d’ambito che si occupano della raccolta dei rifiuti.

http://www.marsalaviva.it/politica/item/18454-la-commissione-parlamentare-dinchiesta-sui-rifiuti-da-oggi-in-sicilia


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