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giovedì 5 marzo 2015

Fallimento ATO

“Le vicende dell’Ato Palermo 2 già fallito e dall’Ato Palermo 1 in grave crisi economico finanziaria, dimostrano, a nostro avviso, che è in atto quella che può essere definita una vera e propria ‘strategia del fallimento’.  Ci chiediamo a chi possa giovare tutto ciò , certamente non ai lavoratori mortificati e ridotti ad elemosinare ogni mese un diritto, la retribuzione”. Ad affermarlo intervenendo sulla vertenza dell’Ato Palermo 1 che gestisce la raccolta in 12 comuni del palermitano fra i quali Carini e Partinico, è Alessandro Miranda segretario provinciale Fit Cisl. I circa 300 lavoratori sono in attesa degli stipendi, da dicembre per i 103 della Temporary, da gennaio per i 200 dell’Ato.  Stamani parte degli operai ha improvvisato una protesta spontanea nella sede dell’autoparco di Carini.


“Continuiamo a non capire come mai gli amministratori locali dispongono delle risorse economiche per pagare le ditte private e dichiarano di non avere fondi per pagare l’Ato”  “La tensione è alle stelle  – continua Miranda – auspichiamo che il buonsenso prevalga,  e che al termine dell’incontro di questa sera fissato in Prefettura  a Palermo alla presenza del commissario straordinario e dei sindaci dei comuni, si possa giungere ad una soluzione che garantisca con immediatezza il pagamento delle retribuzioni e  quindi maggiore serenità per tutti i lavoratori”. Ma l’emergenza non riguarda solo gli Ato del palermitano, come spiega Dionisio Giordano segretario regionale Fit Cisl Ambiente . “Non sono solo queste le situazioni esplosive in Sicilia, la nostra preoccupazione  è legata alla imminente scadenza del 30 giugno data in cui cesseranno di esistere gli Ato in liquidazione, come previsto da un ordinanza del presidente della Regione, non prorogabile. Se la Regione non velocizzerà la nascita delle Srr, anche individuando una modifica normativa, il rischio concreto sarà , dal primo luglio in poi,  lo stop di servizi di raccolta in buona parte della Sicilia”.
http://www.cefaluweb.com/2015/03/05/fallimento-ato-a-rischio-la-raccolta-in-molti-ato-della-sicilia/

mercoledì 4 marzo 2015

ATO PA1: Si fermano gli operai e minacciano di gettarsi da un tetto dell’Ato Riufiuti Palermo 1

Questa mattina in tredici hanno incrociato le braccia ma a proseguire la protesta sono stati soltanto in sette. Pare infatti che il sindaco Stefano Bologna abbia chiesto di non interrompere la raccolta e così alcuni hanno accolto l’invito, mentre gli altri non ne vogliono sapere di continuare a farsi prendere in giro, si legge in una lettera degli operai.

I dipendenti Ato e Temporary si sono astenuti dal servizio perché da due mesi non percepiscono lo stipendio ma anche per le scarse condizioni igenico-sanitarie dei luoghi di lavoro.

Gli operai di Isola delle Femmine da circa un mese –si legge sempre nella lettera- sono stati trasferiti dai locali della biblioteca comunale in un capannone dismesso, nel quale –secondo la segnalazione- mancherebbero luce, acqua e servizi igenici. Inoltre la società non fornirebbe più l’abbigliamento necessario né tantomeno avrebbe garantito agli operai di sottoporsi ai vaccini.

“Siamo completamente abbandonati a noi stessi –scrivono- siamo disperati”.

Gli operai di Isola delle Femmine si dicono pronti a subire anche delle sanzioni da parte della società e a risponderne nelle sedi opportune. “Con quel poco di dignità che ci è rimasta –si legge infine nella lettera- restiamo in attesa di riscontro.
Nell'autoparco di Capaci/Carini intanto per lo stesso problema gli operai minacciano di darsi fuoco e buttarsi dal tetto se non hanno risposte immediate sul loro futuro occupazionale e sulle mensilità pregresse.



Gli operatori esasperati da mesi attendono il pagamento di tre mensilità e non intendono scendere dal tetto finchè non riceveranno rassicurazioni sul loro futuro occupazionale.

La tensione è alta ed è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine, dei sanitari del 118 e dei vigili del fuoco. I manifestanti hanno richiesto la presenza dei sindaci dell’Ato 1 e del commissario straordinario Loredana Ferrara, rivendicando da loro risposte immediate e azioni certe.

Il video su:

http://www.telejato.it/home/lavoro-economia/i-lavoratori-dellato-palermo-1-occupano-il-tetto-dellautoparco-di-capaci/

domenica 22 febbraio 2015

Sicilia, primato negativo per i rifiuti: il 93% in discarica

Primato negativo per la Sicilia che si posiziona al primo posto per l’uso delle discariche dove conferisce il 93% del totale dei rifiuti. E' seguita dalla Calabria con il 71% e da Campania e Lazio che fanno ricorso massiccio a impianti di trattamento localizzati in altre Regioni o all'estero. Tra le più virtuose per la raccolta differenziata invece due regioni del nord Italia e sono Veneto e Trentino Alto Adige che raggiungono quota 64,6%. Lo ha spiegato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti rilevando che "ci sono Regioni in cui il quadro impiantistico è molto carente o del tutto inadeguato". Parlando in audizione in Commissione Ambiente alla Camera a proposito della produzione e della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, il ministro ha spiegato che tra il 2012 e il 2013 c'è stata "una diminuzione generalizzata della produzione regionale dei rifiuti urbani; contrazioni più evidenti in Basilicata, Valle d'Aosta, Marche e Abruzzo". Per la Raccolta differenziata dei rifiuti urbani va sicuramente meglio al nord: dietro Veneto e Trentino Alto Adige, ci sono con il 60% Friuli Venezia Giulia (più precisamente 59,1%) e con più del 55% le Marche; tra il 50% e il 55% si collocano Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Per le regioni del centro, le percentuali scendono: dal 45,9% dell'Umbria al 42% della Toscana, mentre al 26,1% si attesta il tasso di raccolta differenziata del Lazio. Al sud Italia un'ulteriore crescita si registra per la Campania, la cui percentuale di raccolta differenziata è pari al 44%. Anche l'Abruzzo supera il 40%, mentre al 25,8% e al 22% si attestano Basilicata e Puglia. Inferiori al 15% risultano, infine, i tassi di raccolta della regione Calabria (14,7%) e Sicilia (13,4%). Sulla gestione dei rifiuti, il ministro ha spiegato che lo smaltimento in discarica è ancora una forma molto diffusa, visto che interessa il 37% dei rifiuti urbani. Ma dove c'è un ciclo integrato di rifiuti grazie a un parco impiantistico sviluppato, viene ridotta significativamente. Nel 2013, in base ai dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), lo smaltimento in discarica, pari a 10,9 milioni di tonnellate di rifiuti, è diminuito rispetto al 2012 di quasi 800 mila tonnellate attribuibili essenzialmente al calo della produzione dei rifiuti urbani registrata nello stesso periodo e al contemporaneo incremento della raccolta differenziata che ha raggiunto a livello nazionale la percentuale del 42,3%.
http://www.quotidianodiragusa.it/2015/02/20/sicilia/sicilia-primato-negativo-per-i-rifiuti-il-93-in-discarica/13754

Sindaci contro Sindaci per la gestione dei rifiuti in Sicilia

Inserita da vivisicilia.it il feb 21st, 2015

Puoi seguire tutte le risposte a questo artIl legislatore siciliano sembra non riuscire a fare tesoro dei numerosi errori che ha commesso negli ultimi quindici anni. Sono infatti almeno tre i lustri in cui si registra una caduta progressiva del livello qualitativo della legislazione siciliana. Ne è l’ennesimo esempio la (tentata) riforma dell’ente intermedio. Il legislatore ha infatti deciso di optare per una scelta consortile di governo del territorio di area vasta, affidandone le sorti ai Sindaci del futuro libero consorzio di Comuni. Un’esperienza, quella della gestione associata di servizi e funzioni amministrative, già sperimentata con l’introduzione degli enti d’ambito territoriale ottimale per la gestione integrata dei servizi idrici e rifiuti. Di emergenza in emergenza il sistema di gestione del ciclo rifiuti per ambiti ha già generato in Sicilia un buco di 1 miliardo e 300 milioni di euro. Il sistema degli ATO diventa anche grottesco allorquando, come in numerosissimi casi, i Sindaci entrano in conflitto contro l’ente d’ambito formato dai medesimi. In sostanza, i Sindaci fanno causa a loro stessi. E come se non bastasse, di recente, l’ARS ha deciso, anche per il governo del territorio provinciale, di utilizzare il medesimo strumento di governance associata. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum potremmo dire, ma, parafrasando Pirandello, così è (se vi pare).
Non ci si è resi conto, o non lo si vuole ammettere, che in Sicilia, evidentemente, manca la cultura della gestione associata del governo locale. Infatti non si è mai voluto capire che l’ente d’ambito (consorzio o società), pur essendo dotata formalmente di personalità giuridica, non è un soggetto differenziato dai Comuni soci. In un’ente di questo tipo, la cui istituzione, e relativa adesione, è avvenuta per volontà del legislatore, i Comuni soci esercitano un controllo gerarchico congiunto (cosiddetto controllo analogo) così intenso che può essere assimilato al controllo che i medesimi Comuni esercitano sulle proprie strutture interne. In tal contesto, infatti, non si è in presenza di una rapporto di tipo contrattuale tra l’ente d’ambito e i Comuni soci, difettando la qualità di terzo in capo al soggetto affidatario in house del servizio. Si è in presenza soltanto di un rapporto organico o di delegazione interorganica, ed è per questo motivo che le eventuali controversie che sorgono non possono che configurare vicende tutte interne alla pubblica amministrazione. Inoltre, il consiglio di amministrazione dell’ente d’ambito non deve avere rilevanti poteri gestionali e i Comuni soci devono poter esercitare maggiori poteri rispetto a quelli che il dirito societario riconosce alla maggioranza sociale.
Peraltro, la presenza di più Comuni soci non affievolisce l’esercizio doveroso del controllo analogo congiunto sull’operato dell’ente d’ambito, atteso che detto controllo deve intendersi assicurato anche se svolto non individualmente ma congiuntamente, deliberando se del caso anche a maggioranza, ma a condizione che il controllo sia effettivo e puntuale, dovendo il requisito del controllo analogo, imposto direttamente dal legislatore, essere verificato secondo un criterio sintetico e non atomistico.
Postulato di questo potere di controllo di cui dispongono i Comuni soci è l’esercizio di altrettanti poteri di indirizzo, coordinamento e ispezione sulle specifiche attività affidate ope legis alla società d’ambito. Ma vi è di più, il controllo deve essere esercitato non solo in forma propulsiva ma anche attraverso l’esercizio – in chiave preventiva – di poteri inibitori, volti a disinnescare iniziative o decisioni contrastanti con gli interessi dell’ente locale socio direttamente interessato al servizio. In tale contesto, risulta indispensabile che le decisioni strategiche e più importanti siano sottoposte all’approvazione della totalità degli enti locali soci. Poteri regolamentati di volta in volta dal relativo disciplinare di servizio. Il controllo analogo deve quindi presupporre una prodromica valutazione in termini di efficacia ed economicità, quali corollari del buon andamento dell’azione amministrativa ex art. 97 Cost. Ovvero il rispetto del principio della “legalità finanziaria”. L’omessa approvazione dei bilanci degli enti d’ambito rende quindi, quantomeno, irregolare l’approvazione dei bilanci dei singoli Comuni soci, non consentendo di valutarne la tenuta finanziaria, sotto il profilo del rispetto dei parametri di stabilità, della verifica delle condizioni di deficit strutturale e, infine, dell’eventuale dissesto, potendosi adonbrare sotto tale profilo anche la possibilità di una immutatio veri.
Invero, ancora oggi, in disparte la strutturale perdita registrata in settori tipicamente economici e non sociali, la maggior parte degli enti d’ambito, ancorchè solo formalmente in liquidazione per essere sostituti dalle società di regolamentazione dei rifiuti, è sprovvista anche di strumenti necessari per assicurare il controllo coordinato dell’ente e per prevenire fenomeni patologici e ricadute negative sui bilanci degli enti locali soci. Negli statuti degli enti d’ambito non si registrano, infatti, presenze dei fondamentali Comitati tecnici consultivi.

Massimo Greco
http://www.vivienna.it/2015/02/21/sindaci-contro-sindaci-per-la-gestione-dei-rifiuti-in-sicilia/

giovedì 19 febbraio 2015

Emergenza rifiuti in Sicilia

tutti gli impianti per la gestione non rispettano la normativa comunitaria nè quella nazionale. Passi avanti, invece, nella Terra dei Fuochi, in Campania, nonostante i ritardi nell’applicazione del decreto: anche se c’è molta strada da fare, al più tardi entro metà marzo ci saranno le linee guida sugli interventi di prevenzione del danno ambientale e dell’illecito ambientale. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, chiamato in audizione dalla Commissione Ambiente della Camera, fa un focus sulla gestione dei rifiuti, in particolare in Campania e Sicilia, e sullo stato delle procedure di infrazione Ue.
Intanto, è allarme per i rifiuti speciali: le associazioni degli operatori del settore dicono che “c’è il rischio di blocco totale in tutta Italia con l’entrata in vigore oggi della norma che – in contrasto con i criteri europei che si dovranno applicare anche in Italia fra poco più di tre mesi – trasforma di fatto in ‘pericolosi’ la gran parte dei rifiuti speciali che pericolosi in realtà non sono”. Occorre intervenire subito perchè i pochi impianti autorizzati a trattare i rifiuti pericolosi saranno saturi nel giro di qualche settimana. Quindi chiedono al ministro di intervenire con una circolare esplicativa o un atto amministrativo.
Tornando alla gestione dei rifiuti, la Sicilia è il punto dolente: mancano impianti e soprattutto politiche di prevenzione di produzione dei rifiuti e di sistemi di raccolta differenziata efficienti. La causa, spiega il ministro, sono “problemi legati alla situazione autorizzativa, gestionale e funzionale degli impianti”. Per “scongiurare una emergenza” sia ambientale sia sanitaria occorre subito adeguare il sistema impiantistico regionale alle norme Ue e nazionali: la raccolta differenziata nel 2013 si è assestata al 13,4% e circa il 91% dei rifiuti urbani viene smaltito senza trattamento in discarica.
Per evitare una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles, il ministero sta lavorando con la Regione Sicilia per rispondere in modo completo alle richieste della Commissione.
Ancora lungo il percorso per arrivare all’obiettivo di “una nuova Campania Felix” ha detto Galletti che ha sollecitato l’urgente approvazione da parte del Parlamento della normativa sugli eco-reati: “in Campania le ecomafie negli ultimi decenni sono cresciute ed hanno fatto i loro affari criminali”.
Infine, “grande lo sforzo per superare le infrazioni comunitarie ed evitare che l’Italia paghi multe salate per ritardi del passato”. Da febbraio a dicembre 2014, ha ricordato Galletti, sono state archiviate 9 procedure d’infrazione su 25.
Delle 16 pendenti, 12 riguardano le amministrazioni regionali.

RIFIUTI: SICILIA MAGLIA NERA, IMPERA LA DISCARICA. VENETO E TRENTINO-ALTO ADIGE AL TOP PER DIFFERENZIATA

Maglia nera alla Sicilia per l’uso delle discariche dove finisce il 93% del totale dei rifiuti; poco meglio Calabria (71%), Campania e il Lazio che, “fanno ricorso massiccio a impianti di trattamento                 localizzati in altre Regioni o all’estero”. Virtuose per la raccolta differenziata sono soprattutto Veneto e Trentino Alto Adige che raggiungono quota 64,6%. Lo ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti rilevando che “ci sono Regioni in cui il quadro impiantistico è molto carente o del tutto inadeguato”.
Parlando in audizione in Commissione Ambiente alla Camera a proposito della produzione e della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, il ministro ha spiegato che tra il 2012 e il 2013 c’è stata “una diminuzione generalizzata della produzione regionale dei rifiuti urbani; contrazioni più evidenti in Basilicata, Valle d’Aosta, Marche e Abruzzo”.
Per la Raccolta differenziata dei rifiuti urbani va sicuramente meglio al nord: dietro Veneto e Trentino Alto Adige, ci sono con il 60% Friuli Venezia Giulia (più precisamente 59,1%) e con più del 55% le Marche; tra il 50% e il 55% si collocano Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.
Per le regioni del centro, le percentuali scendono: dal 45,9% dell’Umbria al 42% della Toscana, mentre al 26,1% si attesta il tasso di raccolta differenziata del Lazio. Al sud Italia un’ulteriore crescita si registra per la Campania, la cui percentuale di raccolta differenziata è pari al 44%. Anche l’Abruzzo supera il 40%, mentre al 25,8% e al 22% si attestano Basilicata e Puglia. Inferiori al 15% risultano, infine, i tassi di raccolta della regione Calabria (14,7%) e Sicilia (13,4%).
Sulla gestione dei rifiuti, il ministro ha spiegato che lo smaltimento in discarica è ancora una forma molto diffusa, visto che interessa il 37% dei rifiuti urbani. Ma dove c’è un ciclo integrato di rifiuti grazie a un parco impiantistico sviluppato, viene ridotta significativamente. Nel 2013, in base ai dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), lo smaltimento in discarica, pari a 10,9 milioni di tonnellate di rifiuti, è diminuito rispetto al 2012 di quasi 800 mila tonnellate attribuibili essenzialmente al calo della produzione dei rifiuti urbani registrata nello stesso periodo e al contemporaneo incremento della raccolta differenziata che ha raggiunto a livello nazionale la percentuale del 42,3%.
http://12alle12.it/roma-emergenza-rifiuti-in-sicilia-po-terra-dei-fuochi-127218

giovedì 12 febbraio 2015

Accordo Anci con ass. Contraffatto e sindacati

Orlando: “Siamo soddisfatti dell’intesa raggiunta questa mattina con l’assessore Contrafatto e con i rappresentati delle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ed esprimiamo apprezzamento per un nuovo approccio complessivo e condiviso".

PALERMO - “Siamo soddisfatti dell’intesa raggiunta questa mattina con l’assessore Contrafatto e con i rappresentati delle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ed esprimiamo apprezzamento per un nuovo approccio complessivo e condiviso sul sistema integrato dei rifiuti che sarà garantito attraverso la prosecuzione dei lavori di questo tavolo che diventerà cabina di regia nel complesso processo di attuazione della legge 9/2010”. Lo ha detto Leoluca Orlando, presidente dell’AnciSicilia che questa mattina, insieme con il segretario generale dell’Associazione, Mario Emanuele Alvano, e il vice presidente Salvatore Lo Biundo (con delega all’Ambiente), ha incontrato l’assessore regionale all’Energia.

“L’obiettivo - ha continuato Orlando – deve essere quello di fare uscire la Sicilia da una condizione di sottosviluppo e, al tempo stesso, pensare ad una prospettiva in cui anche nella nostra Isola la gestione dei rifiuti da problema possa diventare fattore di crescita”. Il presidente dell’Associazione dei comuni siciliani ha, infine, aggiunto che “per dare concretezza alla definizione dei singoli aspetti di dettaglio della normativa – inquadramento nel complesso sistema di governo del territorio, miglioramento dell’attuale piano regionale sui rifiuti, quadro complessivo dell’attuazione di Srr e Aro e personale - , su proposta dell’AnciSicilia, si è deciso di dare vita, in tempi brevi, a specifici tavoli tecnici”

http://m.livesicilia.it/2015/02/12/rifiuti-accordo-con-contrafatto-si-ai-tavoli-tecnici_596558/

Partinico Protestano i dipendenti dell’Ato. Il commissario Di Salvo si dimette

Partinico Protestano i dipendenti dell’Ato. Il commissario Di Salvo si dimette

martedì 10 febbraio 2015

ATO PA1 SERVIZI COMUNALI INTEGRATI RSU SPA: UNA MORTE LENTA

Una volta era considerato un ATO virtuoso.....adesso la tristezza più assoluta. Gli operai non solo continuano a lavorare senza spettanze da tre mesi ma all'orizzonte non si vede nessuna via di uscita ad una situazione di menefreghismo amministrativo.....ma di certo non dovuto al personale amministrativo ma ai componenti del consiglio di amministrazione. Nessuna società può permettersi il lusso di lavorare o gestire in economia, quando  non ha neanche i soldi per comprare una risma di carta. Si colpevolizzano stipendi da copogiro che tra l'altro non esistono quando la verità e che nessun amministratore dei dodici comuni soci è mai stato regolare nei pagamenti. La società vanta crediti per milioni di euro. ....quei soldi che avrebbero potuto rendere il sistema economico ed efficiente ....si è costretti a noli dei compattatori quando con i soldi spesi se ne sarebbero comprati di nuovi. Magari si sarebbe potuto fare qualche isola ecologica o centri comunali di raccolta, molto utili per il ciclo dei rifiuti, ma niente soldi niente impresa. Quindi smettiamo di dire che il sistema ATO è stato fallimentare......si è voluto portarlo a ciò. ......di certo le ditte che lavorano per le società d'ambito i camion nuovi li acquistano. Vedi che paradosso. Operai del ATO costretti ad elemosinare alla Caritas

http://www.teleoccidente.it/2015/02/gli-operai-ato-di-carini-sincatenano-ai-cancelli-dellautoparco-di-capaci/56610

venerdì 6 febbraio 2015

Rifiuti, i sindacati chiedono la sospensione delle procedure per gli ARO

Palermo -  Cgil, Cisl e Uil chiedono che la questione rifiuti in Sicilia venga affrontata al di fuori dalla logica dell'emergenza e mettendo in campo  un progetto di insieme che parta dalla revisione del piano regionale dei rifiuti e dall'attuazione della legge 9 del 2010. Obiettivo  disegnare  e attuare un ciclo integrato dei rifiuti nel rispetto  delle priorità indicate della normativa nazionale ed europea. Lo hanno detto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil  regionali Michele Pagliaro, Domenico Milazzo e Claudio Barone nel corso di un incontro, nella sede dell'assessorato regionale all'energia, con l'assessore Vania Contraffatto  e il presidente dell'Anci Sicilia, Leoluca Orlando,. Durante l'incontro si è parlato  della necessità di rivedere, attualizzandolo, il piano regionale di gestione dei rifiuti e delle criticità  che riguardano la legge 9 del 2010. "Il punto- hanno sottolineato Pagliaro, Milazzo e  Barone- è attuare la legge costituendo le Ssr (società di regolamentazione rifiuti), in modo che siano individuati i piani d'ambito e in questo contesto verificare le scelte da attuare sull'impiantisca e sul personale, sempre nell'ottica del ciclo integrato". I sindacati, assieme all'Anci hanno chiesto il blocco delle gare relative agli Aro (ambiti di raccolta ottimale), che intervengono solo su spazzamento, raccolta e trasporto in discarica, “perché si corre il serio rischio di implementare ulteriormente il numero dei lavoratori”.  Inoltre , senza i piani d'ambito- hanno detto- si rischia di riproporre il vecchio sistema di gestione, incentrato sullo smaltimento in discarica. Occorre invece andare avanti  e allinearsi alle previsioni delle normative nazionali e comunitarie con l'obiettivo di passare dal sistema discarica a quello del riuso e del riutilizzo dei materiali, con la trasformazione  quindi del rifiuto in risorsa". Per i sindacati "le questioni del personale vanno affrontate nell'ambito degli accordi già esistenti e mentre si va alle soluzioni indicate e all'attuazione completa delle leggi in materia." Siamo disposti a discutere per trasformare l'ambito dei rifiuti da problema a risorsa– hanno sottolineato- partendo dagli interventi necessari ad avviare il nuovo sistema di gestione, quindi dal nuovo piano regionale dei rifiuti e dalla piena attuazione della legge 9 ". Un nuovo incontro è in programma il 12 febbraio
http://www.gazzettajonica.it/news/2015/02/04/rifiuti-i-sindacati-chiedono-la-sospensione-delle-procedure-per-gli-aro/17622/

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Trattamento meccanico biologico (MTB)

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ora si che è ben confinato!

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