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giovedì 21 maggio 2015

Degrado e rifiuti a Pantano d’Arci Confindustria: ‘Serve strategia seria

Mentre a Pantano d’Arci regnano rifiuti, degrado e incuria le imprese sono costrette a pagare una tassa sui rifiuti tra le più elevate d’Italia. A nulla è valso il grido d’allarme lanciato da Confindustria Catania all’amministrazione comunale per denunciare l’iniquità della tassa. In un documento sottoposto all’attenzione dell’assessore comunale all’Ambiente Rosario D’Agata nel marzo scorso, l’associazione degli industriali etnea aveva infatti espresso il disagio delle aziende costrette a subire una tassazione ingiustificata a fronte di un servizio di nettezza urbana del tutto carente.  Nell’arco di un triennio – avevano rilevato gli imprenditori- l’aliquota ordinaria del tributo nel territorio è aumentata del 20% passando dal 7,80 (Tarsu 2011) al 9,40 (Tari 2014) regalando a Catania il primato di città con tassazione tra le più elevate del Paese: tripla rispetto a Palermo e quasi cinque volte superiore a quella pagata dalle imprese di Segrate. Purtroppo, ad oggi - sottolineano gli imprenditori - nonostante l’impegno assunto dall’amministrazione comunale a venire incontro alle esigenze delle attività produttive, “rileviamo con rammarico che nessun passo avanti è stato fatto per individuare un percorso condiviso, capace di assicurare un servizio di raccolta dei rifiuti efficace ed economicamente sostenibile, degno di un territorio che aspira a fare da traino - per il momento solo sulla carta - al grande distretto produttivo del Sud-Est dell’isola”. “Né - concludono gli imprenditori – alcun segnale concreto è ancora giunto rispetto all’istituzione, più volte sollecitata, di un tavolo tecnico tra le istituzioni locali, necessario ad avviare immediatamente la riqualificazione dell’agglomerato industriale di Pantano d’Arci, il più grande del Mezzogiorno per estensione, con 250 imprese e 10 mila occupati. Non interventi tampone, insomma, come quelli realizzati fino ad oggi, ma una programmazione strategica capace di garantire la permanenza e lo sviluppo delle attività produttive nel territorio”.

ECOREATI

Ora che è stato approvato definitivamente il cosiddetto ddl sugli ecoreati, sarebbe bello vedere andare veramente in carcere che inquina e deturpa la nostra terra. Il testo sui delitti ambientali stringe le maglie della legalità. Cinque i nuovi reati puniti con il carcere: disastro ambientale e inquinamento ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento dell’eco-controllo, omessa bonifica. Previste aggravanti per mafia (dell’indagine deve esser informato il procuratore nazionale Antimafia, e anche l’Agenzia delle entrate), condanna al ripristino, obbligo di confisca, raddoppio dei tempi di prescrizione. Hanno esultato le associazioni Legambiente e Libera che, in questi giorni, hanno tenuto alta la tensione per arrivare all’approvazione definitiva di una legge «attesa da 20 anni» grazie alla quale «da oggi chi inquina è un criminale». Se tutto ciò fosse vero, a giudicare dalle condizioni di sporicizia in un versa la nostra Isola - tra discariche, microdiscariche, rifiuti non raccolti, cartacce e buste per terra, fognature che scaricano a mare, buste di plastica abbandonate dappertutto e abusivismo dilagante - praticamente mezza popolazione siciliana potrebbe essere ospitata nelle patrie galere. Basta infatti fare un giro nelle zone più belle dell’Isola, dall’Etna a Marzamemi, da Castellammare ad Agrigento, da Cefalù a Capo d’Orlando per rendersi conto della situazione: angoli di paradiso conditi di monnezza. Eternit abbandonato dappertutto (nonostante la sua pericolosità), materassi, lavatrici, frigoriferi, resti di demolizioni, sacchetti di spazzatura lasciati sul ciglio della strada con noncuranza e strafottenza. Le responsabilità delle amministrazioni sono abbastanza evidenti (un ciclo dei rifiuti che non funziona, lasciato anche in mano alla criminalità organizzata), ma la vera colpa è di chi sporca. Ora che c’è questa legge sarebbe bello vedere che chi sporca e inquina viene multato, sanzionato ed eventualmente anche arrestato. Ma forse è solo un sogno.

Sindacati: Settore verso sciopero generale "Regione incapace di affrontare il problema della gestione"

"L'incapacità politica della Regione nell'affrontare il grave problema della gestione dei rifiuti in Sicilia ha prodotto il fallimento dell'intero sistema". E' una delle motivazioni per le quali i sindacati del settore, Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti per voce dei segretari Claudio Di Marco, Dionisio Giordano e Pietro Caleca, annunciano lo stato di agitazione del personale e avviano le procedure di raffreddamento per lo sciopero generale del settore dell'igiene ambientale in tutta l'Isola. "Due governatori, cinque assessori regionali, tre capi Dipartimento, a più di cinque anni dalla data di approvazione della legge di riforma - hanno spiegato -, non sono stati in grado di raggiungere gli obiettivi che le legge regionale si era prefissata, spazzare via il vecchio sistema dei carrozzoni degli Ato e sostituirlo con uno nuovo in grado di realizzare il ciclo integrato dei rifiuti in ambiti territoriali ben definiti, attraverso la società di regolamentazione dei rifiuti". Ad oggi "i vecchi Ato continuano a produrre debiti e spreco di risorse, i commissari liquidatori non riescono più a recuperare neanche un euro dalle casse dei comuni e ad essi sono stati affiancati commissari di nomina regionale che stentano a garantire la continuità della gestione del servizio sul territorio. I sindaci si impegnino a recuperare le somme e l'elusione della tassa dei rifiuti, anziché risolvere il problema lasciando senza speranze centinaia di lavoratori e le loro famiglie. (segue)

domenica 17 maggio 2015

“Il piano rifiuti c’è, attende ok di Roma” La lettera dell’assessore Contrafatto

“Gentile Direttore, ho letto con interesse il Suo editoriale dal titolo “Affaire rifiuti, dieci anni nel porto delle nebbie”, pubblicato su Siciliainformazioni sabato 16 maggio. Un articolo che pone una seria riflessione e che, in un settore così confuso e contraddittorio come quello dei rifiuti, mi dà l’opportunità di esporre, spero in modo sintetico e chiaro, quanto questo governo sta facendo. Sin dal mio insediamento, datato dicembre 2014, ho avuto conferma di quanto già sospettavo anche prima di accettare il mio attuale incarico: quello dei rifiuti è un settore delicato, anzi delicatissimo, non solo per le conseguenze che ha nella vita di tutti i giorni dei siciliani, ma anche per gli interessi, legittimi e non, che inevitabilmente interessa. Un settore che, inutile negarlo, si trova in emergenza da troppo tempo e in cui bisogna rimettere ordine anzitutto per garantire ai siciliani, e quindi anche ai nostri figli, un sistema capace di tutelare l’interesse collettivo, difendere l’ambiente e trasformare i rifiuti da un annoso problema a una risorsa, capace di acquisire un potenziale valore. Mi rendo conto che queste parole potrebbero essere intese come una semplice dichiarazione di intenti, ma ci sono anche dei fatti che conferiscono loro concreta sostanza. Il mio ragionamento, però, si basa su tre semplici principi che tutti dovrebbero condividere, se hanno a cuore la Sicilia. Primo principio: l’emergenza non conviene e nessuno la dovrebbe inseguire. O, per meglio dire, non la voglio io e non la vuole il governo, consapevole che portare i rifiuti all’estero sarebbe, oltre che una mossa estremamente costosa (e di questi tempi sappiamo bene come la Regione non abbia risorse da sprecare), anche una sconfitta della politica e della capacità delle istituzioni di risolvere i problemi. Secondo principio: bisogna incrementare la raccolta differenziata. Non solo perché fa bene all’ambiente e perché non possiamo immaginare di sotterrare rifiuti in eterno, ma soprattutto perché è economicamente conveniente: riciclare significa intasare meno le discariche, avere meno costi e più ricavi, consentire ai cittadini di pagare meno tasse, creare posti di lavoro. Terzo principio: per uscire da questa situazione, serve la collaborazione di tutti. Delle forze politiche, chiamate ora come non mai a scelte responsabili senza inseguire interessi particolari; degli enti locali, che hanno la grave responsabilità di non incrementare la differenziata nella convinzione che alla fine ci penserà “mamma Regione”; dei sindacati e dei lavoratori del comparto, a cui bisogna far presente che il sistema, non sempre limpido, che ci ritroviamo ha bisogno di cambiare, altrimenti non regge. Se siamo d’accordo su questi tre punti di partenza, possiamo allora confrontarci sugli strumenti per uscire dall’emergenza. Anzitutto chiariamo una cosa: il piano rifiuti c’è, non è contrario ad alcuna normativa comunitaria o nazionale e attende solo il via libera del governo centrale per essere operativo. Nostro compito, e ci stiamo lavorando, sarà aggiornarlo nel più breve tempo possibile: impresa ardua, specie se l’elefantiaca macchina regionale crea mille problemi e impedimenti, tra cui anche la difficoltà di reperire i più semplici dati per poter effettuare una programmazione. La Sicilia potrà uscire dall’emergenza solo ad alcune condizioni: completare in tempo utile gli impianti, aumentare sensibilmente la differenziata, ottenere dal governo nazionale più tempo. E’ chiaro che, per farlo, Roma non si accontenterà, e aggiungo giustamente, di pie intenzioni: servono prove del nostro senso di responsabilità. Per questo è necessario far entrare finalmente in funzione il sistema delle Srr in luogo dei vecchi e falliti Ato, accelerare il completamento delle procedure relative all’impiantistica, chiedendo alla burocrazia regionale più efficienza, ma soprattutto punire severamente gli enti locali che non incentivano la differenziata. In Finanziaria avevamo chiesto una tassa ad hoc, che però l’Ars ha preferito bocciare quando ho deciso di non piegarmi a indecenti baratti, come se invece che nel Parlamento più antico d’Europa ci trovassimo in uno squallido mercato. Questo è il piano del governo regionale, che si muove unito e compatto su questo come su tutti i temi. I tecnici del mio assessorato lo stanno definendo nei dettagli e la mia scrivania non sarà un porto tra le nebbie, né un semplice punto di passaggio, ma una severa dogana: non proporrò niente ai siciliani e al governo che non faccia l’interesse di questa nostra martoriata terra, nel dovuto rispetto delle regole. La prego, se vorrà, di volere pubblicare questo mio intervento intendendolo come un contributo all’interessante dibattito che il Suo editoriale ha aperto, come è doveroso che sia su un settore così cruciale per la vita di tutti noi”. Cordiali saluti. L’assessore Vania Contrafatto.

martedì 12 maggio 2015

Continua l’emergenza rifiuti in Sicilia Multe dall’Ue a Regione e Comuni

Da un decennio il sistema di raccolta è praticamente fermo e la Regione Siciliana è una delle più arretrate d’Europa. “Ma le multe comunitarie non le pagherà lo Stato, si tradurranno in nuove tasse”. Sostenere le imprese (neanche 50) di produzione di bioenergia. Negli ultimi anni in Italia la produzione di bioenergia è cresciuta del 37%. Solo sul fronte del biogas, il balzo registrato è stato di oltre il 60%. “La valorizzazione energetica di rifiuti e scarti, funziona. Ma in Sicilia siamo all’anno zero. E si allunga lo spettro di una Campania bis”. A dirlo Mimmo Milazzo, segretario della Cisl Sicilia che, in occasione dell’esecutivo regionale del sindacato, a Palermo, ha rivendicato “l’urgenza di un piano dei rifiuti dentro un piano energetico regionale”. “Ma che sta facendo la Regione?”, si è chiesto. La Sicilia resta, ha sostenuto “preoccupato”, una delle regioni più arretrate d’Europa per gestione dei rifiuti. Oltre il 90% degli scarti urbani, 2,2 milioni di tonnellate, continua a finire in discarica. Altrove si accelera nella “combinazione integrata di raccolta differenziata, riciclo e valorizzazione energetica”, ottenendo risparmi e producendo energia. In Sicilia da un decennio il sistema è praticamente fermo. Lontano anni-luce dagli obiettivi Ue che stabiliscono che il 70% dei rifiuti urbani sia riutilizzato e che, entro il 2030, sia azzerato il collocamento in discarica dei materiali riciclabili. “Il fatto è che le multe comunitarie non le prenderà lo Stato. Ricadranno su Regione e Comuni. E si tradurranno in nuove tasse”, ha denunciato il segretario Cisl per il quale “è un paradosso tutto siciliano”. “Mentre gli Ato restano eternamente in liquidazione, i 12.500 lavoratori del settore sono appesi a un filo. E il costo dell’arcaico sistema dell’abbancamento in discarica, spinge i Comuni verso il dissesto”. Al presidente Crocetta e all’assessore regionale all’Energia, Vania Contrafatto, “chiediamo – ha insistito Milazzo – un cronoprogramma che metta un punto all’immobilismo soprattutto sul fronte dell’impiantistica specializzata. E che imprima una svolta alla logica datata dell’interramento che, da qui a poco, farà della Sicilia una discarica a cielo aperto”. Senza contare il “rischio infrazione pure per le 12 discariche abusive distribuite nel territorio dell’Isola, che andrebbero bonificate entro i primi di giugno”. Il governo punti, ha quindi continuato il numero uno della Cisl Sicilia, su dimensioni territoriali di raccolta più ampie di quelle dei vecchi Ato. Fissi tempi e modi di una politica della differenziata che porti l’Isola lontano dagli ultimi posti della graduatoria nazionale: a Messina la percentuale di differenziata si colloca poco sopra il 6%, a Palermo e Catania è del 10%. Oltretutto “secondo l’Ispra – segnala il segretario – all’aumentare della raccolta differenziata diminuisce per i Comuni il costo pro-capite annuo della gestione dei rifiuti”. Ancora, alla Regione la Cisl chiede “misure che sostengano la filiera delle imprese di produzione di bioenergia”: qualche decina in tutto in Sicilia. “Non arrivano neppure a cinquanta a fronte delle oltre 2.400 in attività nel Paese e delle 636 che operano nella sola Lombardia”. Eppure “investire sulle bioenergie conviene”, sottolinea Milazzo. Dunque, “la Regione si svegli dal lungo letargo e aiuti l’economia verde che, anche a partire dai rifiuti, è in grado di creare sviluppo e dare nuova occupazione”.

martedì 5 maggio 2015

Operai dell’Ato Pa1 senza stipendio da quattro mesi , occupati uffici del Comune a Capaci

Operai dell’Ato senza stipendio, occupati uffici del Comune a Capaci - Giornale di Sicilia



PALERMO. I comuni soci della Servizi Comunali Integrati rsu SPA, continuano a non versare le somme dovute alla società d'ambito, tutto ciò sta portando all'esasperazione tutti  gli operai dell’Ato Palermo 1. A Capaci hanno occupato gli uffici comunali. Da quattro mesi non percepiscono lo stipendio. Momenti di tensione tra gli operai e i dipendenti comunali tanto che sono stati chiamati i carabinieri. Alcuni testimoni raccontano di funzionari intimoriti dai modi del manifestanti che si sono rinchiusi negli uffici.
La protesta è ancora in corso. Nelle scorse settimane gli spazzini avevano protestato nell'autoparco minacciando di darsi fuoco.

martedì 28 aprile 2015

Ato Pa 1 rifiuti: Lavoratori senza stipendi da 4 mesi, messa in mora per i Comuni

IN AGITAZIONE GLI OPERATORI DELL’ATO PA1. COSTRETTI A LAVORARE IN CONDIZIONI PRECARIE... DA 4 MESI  NON PERCEPISCONO LE RETRIBUZIONI SPETTANTI E LAVORANO CON POCHI MEZZI INADEGUATI RISPETTO ALLA MOLE DI LAVORO. UNA SITUAZIONE DIVENTATA INSOSTENIBILE NON HANNO PIÙ SOLDI NEANCHE PER COMPRARE IL PANE LAVORATORI CHE DISPARATI CHIEDONO SOLDI AD AMICI E PARENTI PER POTER METTERE UN PO DI PASTA A TAVOLA. I COMUNI SOCI CONTINUANO A NON VERSARE NULLA ALLA SOCIETA' D'AMBITO CREANDO UNA VERA MATTANZA SOCIALE.

lunedì 27 aprile 2015

SikilyNews.it - Aro Valle Dinarini, via libera dalla Regione

SikilyNews.it - Aro Valle Dinarini, via libera dalla Regione

 Valle Dinarini, via libera dalla Regione
di Andrea Rifatto | 25/04/2015 | ATTUALITÀ

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Gaetano Argiroffi e Sebastiano Foti
Via libera dalla Regione Siciliana al Piano di intervento dell’Area di raccolta ottimale (Aro) Valle Dinarini, redatto in forma associata dai comuni di Roccalumera e Furci Siculo in base ad una convenzione sigalata dai sindaci Gaetano Argiroffi e Sebastiano Foti. Il dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, Domenico Armenio, ha firmato il decreto che approva il documento presentato dal Comune di Roccalumera, ente capofila dell’Aro, inviato in prima istanza nel novembre 2014 e successivamente integrato con ulteriori documenti nel febbraio di quest’anno. Il Piano riguarda la riorganizzazione e la gestione dei servizi di spazzamento stradale, raccolta e trasporto in discarica dei rifiuti, che secondo quanto previsto dalla normativa regionale in materia saranno di competenza dei comuni, singoli o in forma associata tra loro. Roccalumera e Furci, così come specificato nel decreto, dovranno garantire in particolare il raggiungimento di due obiettivi, entrambi entro il 31 dicembre 2015: il 65% di raccolta differenziata e il 50% di recupero di materia. Percentuali ancora lontane dalla situazione reale, considerando che in provincia di Messina viene differenziato in media solo il 10% dei rifiuti.
Il Piano, redatto da Prima Energia Srl di Messina, è stato esitato favorevolmente dalle Giunte comunali di Roccalumera e Furci Siculo rispettivamente il 5 e 17 febbraio scorsi, prima di essere inviato all’assessorato dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità per il visto finale. Alla costituzione dell’Aro Valle Dinarini avevano partecipato inizialmente anche Pagliara e Mandanici, che hanno poi preferito formare un nuovo Ambito per motivazioni legate a differenti contiguità e per omogeneità territoriale. Insieme al Piano di intervento hanno ricevuto parere favorevole le schede dei costi, la previsione del fabbisogno, le modalità di reperimento e i criteri di individuazione del personale, lo schema documento di gara per l’appalto dei servizi e le planimetrie del territorio su cui l’Aro Valle Dinarini avrà competenza. Documenti giudicati completi ed esaustivi. Il prossimo passaggio sarà l’affidamento dei servizi di raccolta, spazzamento e trasporto tramite gara di appalto, che verrà espletata dall’Urega (Ufficio regionale espletamento gare di appalto) di Messina secondo il bando di gara e il relativo capitolato d’oneri.

sabato 25 aprile 2015

Denunce Sindacati e Confindustria

A chi non è capitato di mettere il naso fuori casa ed essere raggiunto da effluvi maleodoranti, e trovarsi circondato da una montagna di rifiuti accatastata e fumante? E chiedersi se i siciliani non stessero espiando peccati commessi in altra vita? Abbiamo provato a dare qualche risposta terra terra. Ci siamo arresi. Le ragioni del disastro sono tante e tali che è impossibile indicare qualcosa che le rappresenti tutte: le assunzioni scriteriate di personale, le clientele fameliche, la cattiva gestione delle risorse pubblico, il sottobosco criminale, l’incompetenza ecc. Accontentiamoci di illustrare lo stato dell’arte. La Sicilia ha detto “no” ai termovalorizzatori, e ha lasciato in stand by gli impianti di compostaggio e non ha adottato la raccolta differenziata. Nel 2002 la Regione fece una scelta di fondo: la realizzazione dei termovalorizzatori. Se ne programmarono ben quattro, megaimpianti che avrebbero richiesto una tale quantità di rifiuti da doverne importare da mezza Italia: quattro miliardi e mezzo di euro il loro costo. Un mega-affare, che fu fermato a cose fatte. Nel 2012 si scelsero gli impianti di compostaggio. Un cambio di strategia radicale. Sono state modificate delimitazioni geografiche di ambito/bacino e relative competenze. Nell’aprile 2001 furono costituiti i 27 ambiti territoriali ottimali (ATO), nel 2013 sono stati introdotti gli ambiti raccolta ottimali (ARO). I comuni hanno trasferito le competenze agli ATO nel 2001, nove anni dopo gli ATO hanno passato la mano ai Consorzi di Comuni (SRR), infine i Consorzi nel 2013 hanno trasferito tutto agli ARO. Un’autentica Babilonia, che ha lasciato tutto com’era.. Il sistema è rimasto infatti incentrato sulla discarica piuttosto che sul riuso e sull’utilizzo dei materiali, come avviene un po’ ovunque e come chiede l’Europa. Un sistema costoso e inefficiente, che ha provocato la catastrofe. “Il gravissimo dissesto finanziario delle Società d’Ambito”, denuncia la Corte dei Conti per la Regione Siciliana, “è derivato da un’incontrollata e dissennata lievitazione dei costi a causa, particolarmente, dell’eccessiva assunzione di personale, dei sovrabbondanti compensi ad amministratori, spesso privi di alcuna esperienza nel settore, con la conseguente necessità di affidare costose consulenze esterne, e della mancanza di ogni forma di controllo da parte degli enti locali…”. Requisitoria durissima. Secondo la Corte dei Conti “in Sicilia si è avuto il maggior rapporto di personale nelle attività di raccolta dei rifiuti a fronte delle più basse prestazione in termini di servizio reso”. Le “esorbitanti assunzioni, avvenute in violazione della normativa in tema di evidenza pubblica, in talune società d’ambito e/o Società affidatarie del servizio hanno riguardato personaggi legati alla criminalità organizzata”. Un quadro fosco. Ci sarebbe quanto basta per riempire le patrie galere, ma le diagnosi, pur puntuali da parte della Corte dei Conti e di quanti hanno avuto responsabilità di governo nel settore (prefetti, magistrati), non hanno mai superato “l’esame-finestra”: . un sistema sembra avere reso imperscrutabili le strade degli affari. Per anni, i riflettori sono stati puntati esclusivamente sulle discariche private, tre in Sicilia, piuttosto che sulle discariche pubbliche, nonostante queste ultime portassero il peso di consulenze, esternalizzazioni, esorbitanti assunzioni di personale. Occhi rivolti sul privato, oscurate le grandi infamie compiute nell’area pubblica. I dossier della CGIL, della CISL, di Confindustria, le relazioni della commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti contengono quanto serve per rendersi conto di come stanno le cose, le ragioni della perenne emergenza, le inadeguatezze impiantistiche e gestionali. La Confindustria, come la CGIL e CISL, ha consegnato alla commissione d’inchiesta una relazione nella quale tra l’altro si sostiene che “imprenditori privati sono stati costretti a rivolgersi alla magistratura contro una regione inadempiente che per anni non da risposte e non rilascia le autorizzazioni richieste per l’avvio di impianti di compostaggio”. Gli imprenditori, sospettati di privilegiare le discariche, protestano per i ritardi nelle autorizzazioni degli impianti alternativi. “Non sono mai stati autorizzati, nonostante le nostre richieste gli impianti alternativi alla discarica e, cosa non meno grave, quelli esistenti non funzionavano e continuano a non funzionare”, scrivono nel loro dossier. “Le emergenze – secondo Confindustria – non solo non sono servite a migliorare il gap impiantistico, ma hanno comportato una generale deresponsabilizzazione”. La diagnosi di Confindustria non diverge da quella della CGIL, che denuncia le inadeguatezze impiantistiche e gestionali. La Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sostiene che “in Sicilia il settore dei rifiuti… è organizzato per delinquere… La gestione di una discarica da parte di un gruppo criminale significa inevitabilmente che in quel territorio verrà ostacolata a tutti i livelli la raccolta differenziata e si farà di tutto per potere conferire in discarica quanti più rifiuti possibili”. Chi rema contro i percorsi alternativi alla discarica, impedisce il decollo della differenziata e la realizzazione degli impianti di compostaggio?

Incatenati nell’autoparco protestano operai ATO PA1

Protesta degli operai dell’Ato Palermo 1, la società d’ambito che si occupa della raccolta dei rifiuti da Isola delle Femmine a Balestrate.

Operai e amministrativi non percepiscono da QUATTRO mesi lo stipendio. Operai si sono incatenati nell’autoparco di Capaci e hanno bloccato l’uscita. Avevano con loro anche alcuni bidoni di benzina e minacciavano di darsi fuoco. Un operaio di Carini in preda alla disperazione ha iniziato a sbattere la testa contro un muro provocandosi una profonda ferita in testa, soccorso dai sanitari del 118 e stato trasportato a Villa Sofia.

La protesta è in tutti gli autoparchi del comprensorio, la maggior parte degli operai si astiene dall'attività lavorativa in quanto, da come riferiscono, "non ci sono le condizioni di sicurezza per svolgere la propria mansione".

Tutti gli operai sono in grosse difficoltà la tensione ormai è alle stelle, anche negli uffici della società, dove fornitori, cittadini e colleghi sfogano la propria rabbia.
Nell’autoparco sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri.I comuni continuano a non versare le somme  dovute alla Società d'Ambito, nonostante la società cerca di fare miracoli per cercare di garantire un servizio...."non ci sono soldi neanche per comprare le scope, ci si è ridotti ad elemosinare per avere i propri strumenti di lavoro e c'è chi non può sostenere più neanche il costo della benzina per andare a lavorare. Famiglie che si rivolgono alla Caritas per qualche pacco di pasta. Non sappiamo più come sfamare la propria famiglia......sfratti, debiti, interessi ognuno di noi ha serie difficoltà ad andare avanti", questo è quello che raccontano molti operai a chi domanda.

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Pirolisi

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Trattamento meccanico biologico (MTB)

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Dissociazione molecolare dei Rifiuti

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Discarica

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