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martedì 28 aprile 2015

Ato Pa 1rifiuti: Lavoratori senza stipendi da 4 mesi, messa in mora per i Comuni

IN AGITAZIONE GLI OPERATORI DELL’ATO PA1. COSTRETTI A LAVORARE IN CONDIZIONI PRECARIE... DA 4 MESI  NON PERCEPISCONO LE RETRIBUZIONI SPETTANTI E LAVORANO CON POCHI MEZZI INADEGUATI RISPETTO ALLA MOLE DI LAVORO. UNA SITUAZIONE DIVENTATA INSOSTENIBILE NON HANNO PIÙ SOLDI NEANCHE PER COMPRARE IL PANE LAVORATORI CHE DISPARATI CHIEDONO SOLDI AD AMICI E PARENTI PER POTER METTERE UN PO DI PASTA A TAVOLA. I COMUNI SOCI CONTINUANO A NON VERSARE NULLA ALLA SOCIETA' D'AMBITO CREANDO UNA VERA MATTANZA SOCIALE.

Ato rifiuti Palermo 1Lavoratori senza stipendi, messa in mora per i Comuni

lunedì 27 aprile 2015

SikilyNews.it - Aro Valle Dinarini, via libera dalla Regione

SikilyNews.it - Aro Valle Dinarini, via libera dalla Regione

 Valle Dinarini, via libera dalla Regione
di Andrea Rifatto | 25/04/2015 | ATTUALITÀ

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Gaetano Argiroffi e Sebastiano Foti
Via libera dalla Regione Siciliana al Piano di intervento dell’Area di raccolta ottimale (Aro) Valle Dinarini, redatto in forma associata dai comuni di Roccalumera e Furci Siculo in base ad una convenzione sigalata dai sindaci Gaetano Argiroffi e Sebastiano Foti. Il dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, Domenico Armenio, ha firmato il decreto che approva il documento presentato dal Comune di Roccalumera, ente capofila dell’Aro, inviato in prima istanza nel novembre 2014 e successivamente integrato con ulteriori documenti nel febbraio di quest’anno. Il Piano riguarda la riorganizzazione e la gestione dei servizi di spazzamento stradale, raccolta e trasporto in discarica dei rifiuti, che secondo quanto previsto dalla normativa regionale in materia saranno di competenza dei comuni, singoli o in forma associata tra loro. Roccalumera e Furci, così come specificato nel decreto, dovranno garantire in particolare il raggiungimento di due obiettivi, entrambi entro il 31 dicembre 2015: il 65% di raccolta differenziata e il 50% di recupero di materia. Percentuali ancora lontane dalla situazione reale, considerando che in provincia di Messina viene differenziato in media solo il 10% dei rifiuti.
Il Piano, redatto da Prima Energia Srl di Messina, è stato esitato favorevolmente dalle Giunte comunali di Roccalumera e Furci Siculo rispettivamente il 5 e 17 febbraio scorsi, prima di essere inviato all’assessorato dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità per il visto finale. Alla costituzione dell’Aro Valle Dinarini avevano partecipato inizialmente anche Pagliara e Mandanici, che hanno poi preferito formare un nuovo Ambito per motivazioni legate a differenti contiguità e per omogeneità territoriale. Insieme al Piano di intervento hanno ricevuto parere favorevole le schede dei costi, la previsione del fabbisogno, le modalità di reperimento e i criteri di individuazione del personale, lo schema documento di gara per l’appalto dei servizi e le planimetrie del territorio su cui l’Aro Valle Dinarini avrà competenza. Documenti giudicati completi ed esaustivi. Il prossimo passaggio sarà l’affidamento dei servizi di raccolta, spazzamento e trasporto tramite gara di appalto, che verrà espletata dall’Urega (Ufficio regionale espletamento gare di appalto) di Messina secondo il bando di gara e il relativo capitolato d’oneri.

sabato 25 aprile 2015

Denunce Sindacati e Confindustria

A chi non è capitato di mettere il naso fuori casa ed essere raggiunto da effluvi maleodoranti, e trovarsi circondato da una montagna di rifiuti accatastata e fumante? E chiedersi se i siciliani non stessero espiando peccati commessi in altra vita? Abbiamo provato a dare qualche risposta terra terra. Ci siamo arresi. Le ragioni del disastro sono tante e tali che è impossibile indicare qualcosa che le rappresenti tutte: le assunzioni scriteriate di personale, le clientele fameliche, la cattiva gestione delle risorse pubblico, il sottobosco criminale, l’incompetenza ecc. Accontentiamoci di illustrare lo stato dell’arte. La Sicilia ha detto “no” ai termovalorizzatori, e ha lasciato in stand by gli impianti di compostaggio e non ha adottato la raccolta differenziata. Nel 2002 la Regione fece una scelta di fondo: la realizzazione dei termovalorizzatori. Se ne programmarono ben quattro, megaimpianti che avrebbero richiesto una tale quantità di rifiuti da doverne importare da mezza Italia: quattro miliardi e mezzo di euro il loro costo. Un mega-affare, che fu fermato a cose fatte. Nel 2012 si scelsero gli impianti di compostaggio. Un cambio di strategia radicale. Sono state modificate delimitazioni geografiche di ambito/bacino e relative competenze. Nell’aprile 2001 furono costituiti i 27 ambiti territoriali ottimali (ATO), nel 2013 sono stati introdotti gli ambiti raccolta ottimali (ARO). I comuni hanno trasferito le competenze agli ATO nel 2001, nove anni dopo gli ATO hanno passato la mano ai Consorzi di Comuni (SRR), infine i Consorzi nel 2013 hanno trasferito tutto agli ARO. Un’autentica Babilonia, che ha lasciato tutto com’era.. Il sistema è rimasto infatti incentrato sulla discarica piuttosto che sul riuso e sull’utilizzo dei materiali, come avviene un po’ ovunque e come chiede l’Europa. Un sistema costoso e inefficiente, che ha provocato la catastrofe. “Il gravissimo dissesto finanziario delle Società d’Ambito”, denuncia la Corte dei Conti per la Regione Siciliana, “è derivato da un’incontrollata e dissennata lievitazione dei costi a causa, particolarmente, dell’eccessiva assunzione di personale, dei sovrabbondanti compensi ad amministratori, spesso privi di alcuna esperienza nel settore, con la conseguente necessità di affidare costose consulenze esterne, e della mancanza di ogni forma di controllo da parte degli enti locali…”. Requisitoria durissima. Secondo la Corte dei Conti “in Sicilia si è avuto il maggior rapporto di personale nelle attività di raccolta dei rifiuti a fronte delle più basse prestazione in termini di servizio reso”. Le “esorbitanti assunzioni, avvenute in violazione della normativa in tema di evidenza pubblica, in talune società d’ambito e/o Società affidatarie del servizio hanno riguardato personaggi legati alla criminalità organizzata”. Un quadro fosco. Ci sarebbe quanto basta per riempire le patrie galere, ma le diagnosi, pur puntuali da parte della Corte dei Conti e di quanti hanno avuto responsabilità di governo nel settore (prefetti, magistrati), non hanno mai superato “l’esame-finestra”: . un sistema sembra avere reso imperscrutabili le strade degli affari. Per anni, i riflettori sono stati puntati esclusivamente sulle discariche private, tre in Sicilia, piuttosto che sulle discariche pubbliche, nonostante queste ultime portassero il peso di consulenze, esternalizzazioni, esorbitanti assunzioni di personale. Occhi rivolti sul privato, oscurate le grandi infamie compiute nell’area pubblica. I dossier della CGIL, della CISL, di Confindustria, le relazioni della commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti contengono quanto serve per rendersi conto di come stanno le cose, le ragioni della perenne emergenza, le inadeguatezze impiantistiche e gestionali. La Confindustria, come la CGIL e CISL, ha consegnato alla commissione d’inchiesta una relazione nella quale tra l’altro si sostiene che “imprenditori privati sono stati costretti a rivolgersi alla magistratura contro una regione inadempiente che per anni non da risposte e non rilascia le autorizzazioni richieste per l’avvio di impianti di compostaggio”. Gli imprenditori, sospettati di privilegiare le discariche, protestano per i ritardi nelle autorizzazioni degli impianti alternativi. “Non sono mai stati autorizzati, nonostante le nostre richieste gli impianti alternativi alla discarica e, cosa non meno grave, quelli esistenti non funzionavano e continuano a non funzionare”, scrivono nel loro dossier. “Le emergenze – secondo Confindustria – non solo non sono servite a migliorare il gap impiantistico, ma hanno comportato una generale deresponsabilizzazione”. La diagnosi di Confindustria non diverge da quella della CGIL, che denuncia le inadeguatezze impiantistiche e gestionali. La Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sostiene che “in Sicilia il settore dei rifiuti… è organizzato per delinquere… La gestione di una discarica da parte di un gruppo criminale significa inevitabilmente che in quel territorio verrà ostacolata a tutti i livelli la raccolta differenziata e si farà di tutto per potere conferire in discarica quanti più rifiuti possibili”. Chi rema contro i percorsi alternativi alla discarica, impedisce il decollo della differenziata e la realizzazione degli impianti di compostaggio?

Incatenati nell’autoparco protestano operai ATO PA1

Protesta degli operai dell’Ato Palermo 1, la società d’ambito che si occupa della raccolta dei rifiuti da Isola delle Femmine a Balestrate.

Operai e amministrativi non percepiscono da QUATTRO mesi lo stipendio. Operai si sono incatenati nell’autoparco di Capaci e hanno bloccato l’uscita. Avevano con loro anche alcuni bidoni di benzina e minacciavano di darsi fuoco. Un operaio di Carini in preda alla disperazione ha iniziato a sbattere la testa contro un muro provocandosi una profonda ferita in testa, soccorso dai sanitari del 118 e stato trasportato a Villa Sofia.

La protesta è in tutti gli autoparchi del comprensorio, la maggior parte degli operai si astiene dall'attività lavorativa in quanto, da come riferiscono, "non ci sono le condizioni di sicurezza per svolgere la propria mansione".

Tutti gli operai sono in grosse difficoltà la tensione ormai è alle stelle, anche negli uffici della società, dove fornitori, cittadini e colleghi sfogano la propria rabbia.
Nell’autoparco sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri.I comuni continuano a non versare le somme  dovute alla Società d'Ambito, nonostante la società cerca di fare miracoli per cercare di garantire un servizio...."non ci sono soldi neanche per comprare le scope, ci si è ridotti ad elemosinare per avere i propri strumenti di lavoro e c'è chi non può sostenere più neanche il costo della benzina per andare a lavorare. Famiglie che si rivolgono alla Caritas per qualche pacco di pasta. Non sappiamo più come sfamare la propria famiglia......sfratti, debiti, interessi ognuno di noi ha serie difficoltà ad andare avanti", questo è quello che raccontano molti operai a chi domanda.

giovedì 23 aprile 2015

Netturbini senza stipendio pronti allo sciopero nel Trapanese

Si profila l’eventualità di un imminente sciopero dei 400 dipendenti dell’Aimeri Ambiente e, quindi, di conseguenti disservizi nella raccolta dei rifiuti in dieci Comuni del territorio trapanese 982 TRAPANI. Denunciano di non aver ancora ricevuto le spettanze relative al mese di marzo scorso. Si profila l'eventualità di un loro imminente sciopero e, quindi, di conseguenti disservizi nella raccolta dei rifiuti in dieci Comuni del territorio trapanese. A denunciare sono gli oltre quattrocento lavoratori dell'Aimeri Ambiente, società operante nella raccolta e gestione dei rifiuti, che prestano il loro importante servizio a Trapani, Marsala, Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Custonaci, Erice, Paceco, San Vito Lo Capo e Valderice. Si riuniranno oggi in assemblee nei loro luoghi di lavoro a Trapani, Alcamo e Marsala e, attraverso i sindacati Fp-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, chiedono intanto ai sindaci «di attivare con immediatezza la procedura di messa in mora e diffida nei confronti della società e procedere a sostituirsi all'Aimeri per assicurare l'erogazione della mensilità». In una nota, ieri i rappresentanti sindacali Enzo Milazzo per la Funzione pubblica - Cgil, Giovanni Montana per la Federazione italiana trasporti - Cisl e Giorgio Macaddino per la Uiltrasporti, hanno messo in chiaro la decisione di convocare tali assemblee nella giornata di oggi in tutti i cantieri di Aimeri, «in orario di lavoro dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 18 alle 20, affinché venga rispettata la dignità dei nostri lavoratori - spiegano - che ogni giorno si prodigano con professionalità e dedizione a rendere pulite le nostre città».

lunedì 13 aprile 2015

Messina raccolta differenziata

al via la raccolta differenziata porta a porta Da domani notte porta a porta nelle case di I e VI Quartiere. Più di cinquemila le famiglie delle zone nord e sud coinvolte, nei prossimi mesi l’estensione 1385 MESSINA. Al via domani il servizio porta a porta nella zona nord, VI Quartiere, e a sud, I Quartiere. Saranno coinvolte più di 5mila famiglie che con il loro impegno aumenteranno i dati della raccolta differenziata. Niente sconti sulla Tari, la tassa sui rifiuti, però. I cittadini, per ottenere riduzioni, dovranno proseguire a gettare altra differenziata nelle Isole ecologiche dove carta, vetro e plastica vengono conteggiate e pesate. Tornando al Porta a Porta a Ganzirri e Giampilieri le assemblee hanno già illustrato la raccolta organizzata da Comune, Messinambiente e dalle circoscrizioni. Spiegato alla cittadinanza il nuovo sistema e l'importanza di questo progetto che nei prossimi mesi si estenderà ad altre zone della città e il nuovo calendario di raccolta nelle utenze domestiche e non domestiche dei quartieri coinvolti. I materiali potranno essere esposti fuori dalle abitazioni dalle 22 alle 6 del mattino e i ritiri seguiranno un calendario di raccolta che prevede tre ritiri settimanali dell'organico (gli scarti alimentari) uno della plastica e lattine e, a settimane alterne, uno del vetro e uno di carta e cartone. Dalla consegna sono esclusi i giorni festivi. Gli abitanti coinvolti in questa prima fase saranno circa 12 mila e 300 le utenze non domestiche.

Anci Sicilia e Regione ai ferri corti.

"C'è un sistema criminogeno".
La replica: Lo dirà la magistratura"

Più di un milione e centomila telespettatori, per uno share del 9 per cento, hanno seguito il servizio intitolato "La guerra dei rifiuti", andato in onda venerdì sera, intorno a mezzanotte, su Raiuno, nel corso della trasmissione Tv7, settimanale di approfondimento del Tg1. La trasmissione si è soffermata sulla difficile situazione legata allo smaltimento nei Comuni siciliani, in quelli della parte occidentale dell'Isola in particolare, Monreale compreso,dove il conferimento della spazzatura comporta lunghe trasferte, anche dall'altra parte della Sicilia, dando luogo a costi esorbitanti. Al microfono di Maria Grazia Mazzola, giornalista della redazione di Tv7, che ha firmato il servizio, anche il sindaco di Monreale, Piero Capizzi, che ha illustrato le problematiche legate al conferimento dei rifiuti per il comune di Monreale, che fino a qualche mese sversava presso la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, mentre oggi scarica a giorni alterni su Siculiana e Bellolampo. La trasmissione, inoltre, ha messo di fronte le posizioni quasi antitetiche del sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando e dell'assessore regionale ai Rifiuti, Vania Contrafatto. "C'è un sistema criminogeno fondato sulla sistematica violazione della legge - ha detto Orlando - dell'ambiente e al tempo stesso su un'economia parassitaria che arricchisce pochi speculatori in danno dei comuni, delle popolazioni e dei servizi resi ai cittadini. A Palermo a giugno partirà la raccolta differenziata raggiungendo un terzo della popolazione.Noi abbiamo rotto un equilibrio - ha proseguito il sindaco del capoluogo - il Comune di Palermo ha messo a disposizione la discarica di Bellolampo ai comuni e la Regione ha fatto resistenze". Da parte sua, l'assessore Contrafatto, di fronte al report che dice che in Sicilia il 93% dei rifiuti finisce in discarica ed all'Isola spetta la maglia più nera in tema di rifiuti in tutta Italia (dove invece la media è del 45%), ha controbattuto dicendo che "Se ci sono interessi toccherà alla magistratura verificarlo. Posso vantare di avere dato un'accelerata all'attuazione del piano di gestione dei rifiuti - ha aggiunto l'assessore - Sicilia fuorilegge? In questo momento si. Nel senso che non siamo in linea con ciò che richiede la Comunità europea (entro 2020 riciclato il 50% rifiuti urbani per eliminare gradualmente le discariche, ndr). Dovendo gestire una situazione emergenziale ho dovuto appoggiarmi in questi mesi all'esistente. Stiamo cercando di far funzionare la discarica di Campobello di Mazara che è pubblica".

giovedì 9 aprile 2015

Tele Radio Sciacca



SCIACCA, SCOPPIA LA BOMBA RIFIUTI: IMMINENTE AUMENTO DELLA TARI

La Regione vuole portare i rifiuti in Spagna, ma per farlo dovrà aumentare la bolletta che è la più cara d'Italia

inziate a risparmiare perché la Tari, l'imposta comunale sui rifiuti istituita lo scorso anno con la legge di stabilità, aumenterà nei prossimi mesi a causa della regione Sicilia che non ha ancora dato il via libera per ampliare la discarica Saraceno-Salinella, in territorio di Sciacca.

Le vasche di conferimento dei rifiuti sono ormai stracolme e possono resistere nella più ottimistica delle ipotesi altre due settimane, realisticamente ancora sette giorni. La discarica in territorio di Sciacca poi, chiuderà, in attesa dell'autorizzazione che possa dare il via ai lavori di ampliamento della vasca V3.
La conferenza di servizi decisoria è fissata per martedì prossimo, 14 aprile. Se dovesse arrivare il via libera, ci vorranno 45/60 giorni di tempo prima che la discarica Saraceno-Salinella, che serve tutti i comuni dell'ex Ato Ag1, possa riaprire.
Una costosa perdita di tempo che avrà ripercussioni sulle tasche dei cittadini. Si scopre, infatti, che dal 2012 ad oggi sono almeno quaranta i solleciti effettuati dalla Sogeir alla Regione per autorizzare l'ampliamento delle vasche. Ma anche se la Regione dovesse autorizzare gli interventi il prossimo 14 aprile, il tempo necessario per effettuare i lavori si rifletterà sulle tasche dei cittadini.
I quaranta mezzi che quotidianamente svuotano le città dell'Ato Ag1 dalla spazzatura e che si recano nella discarica di Sciacca, costano mediamente 10/12 mila euro al giorno.
La legge dice che spetta alla regione Sicilia identificare una discarica di prossimità in presenza di impedimenti che possano bloccare il conferimento nelle vasche dell'Ato di riferimento.
Ciò significa e considerando l'attuale mappa delle discariche in Sicilia, quasi interamente sature di spazzatura, che la Regione potrebbe decidere di far convogliare i rifiuti dell'Ato Ag1 in qualsiasi discarica dell'isola, quella cioè con più spazio. Tradotto in soldoni vuol dire una spesa maggiore tra carburante e conferimento, solo per citare le voci più consistenti del capitolo.
Rapportato per Sciacca: i mezzi che fino alla prossima settimana costeranno mille euro al giorno per il conferimento in discarica, potrebbero costarne per i prossimi due mesi anche il doppio, considerando il sito alternativo che sarà indicato dalla Regione e che potrebbe essere distante anche centinaia di chilometri.
Costi, ovviamente, che saranno sostenuti dalla Tari e, cioè, dai cittadini.
Anche il comune di Sciacca, almeno per due mesi, non riceverà le royalty che percepisce dal conferimento dei rifiuti nella discarica del suo territorio. La Sogeir versa all'ente saccense 250 mila euro l'anno per tale conferimento, poco più di ventimila euro al mese. Per la durata degli interventi, tale somma non sarà versata.
La situazione è per certi versi ancora più drammatica di quanto si possa pensare perchè in Sicilia le discariche sono quasi al limite, come quelle di Palermo, Catania e Ragusa. Per quelle progettate ad Enna, Gela e Messina si ignora la tempistica mentre ogni giorno si producono seimila tonnellate di rifiuti in Sicilia che a breve non troveranno più conferimento in alcuna discarica. Certo, la soluzione da Palermo è stata trovata: conferire i rifiuti via nave a Palma di Maiorca in Spagna o in Portogallo o via terra in Olanda e Austria con costi raddoppiati rispetto a quelli attuali. Costi che saranno interamente sostenuti dai siciliani.
Alla fine, quanti vivono nell'isola pagano la bolletta per i rifiuti più salata d'Italia e come se non bastasse a breve potrebbe aumentare 
Tele Radio Sciacca
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Trattamento meccanico biologico (MTB)

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ora si che è ben confinato!

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